2004 settembre 20 Adriano

2004 settembre 20 – Adriano

Questo ragazzo grande e grosso di Rio de Janeiro ha la stessa età dell’ultimo Mondiale vinto
dall’Italia, anno di grazia 1982. Ha un fisico che neanche il tedesco Jancker, però é stato svezzato al
Flamengo che già nel nome sussurra la vocazione del futebòl da ballo , che respira l’aria del
leggendario stadio Maracanà e che neanche accetta tra i pulcini chi non dimostri a prima vista un
piede come il dio del pallone comanda.
Adriano miscela tutta questa roba un po’ genetica e un po’ di scuola con l’aggiunta di un padre, da
poco scomparso molto giovane, che l’aveva fatto crescere per farne un campione, il campione del
gol. Ogni volta che segna, l’asso dell’Inter e del Brasile gli alza uno sguardo mansueto e grato al
cielo; alla fine della partita lascia lo stadio con due orecchini fitti di brillanti, forse per dar luce alla
sua faccia olivastra.
Alla “Gazzetta dello sport” raccontò che Milano valeva per lui una infantile premonizione.”Quando
ero piccolo, mi capitò di vedere San Siro in televisione e mi innamorai subito di questo stadio. Non
è stato facile arrivare qui.”
Non so se avete visto in azione gli attaccanti di ieri e i loro gol. Tre del bravissimo Montella, la
punta più vergognosamente sottovalutata d’Italia. Due di Trezeguet, il classico centravanti con il
fisico del ruolo internazionale per metterla dentro come si deve. O Miccoli, che in area mette
minimo minimo paura. O il gelido rigore di Shevchenko, la ferocia offensiva fatta classe. Oppure,
tanto di cappello, la eccelsa battuta al volo di pieno collo destro eseguita da Emiliano Bonazzoli, 35
anni, ariete della Reggina non dell’Ajax.
Davvero bravi, ciascuno secondo stile personale. Ma in questo momento Adriano fa a sé, miscela
di potenza e tecnica che capita di rado in giro per il mondo. Non è un grande attaccante, è Adriano,
basta la parola, e adesso come adesso fa da solo l’Inter come mi ritrovo noiosamente a ripetere da
tempo.
Già stangone quale è, si eleva di quasi mezzo metro per colpire di testa. Non calcia forte; tira
violento, il computer ha misurato in 140 chilometri orari la velocità del sinistro sparato da molto
lontano sulla traversa tuttora tremula della porta del bellissimo Palermo di Guidolin e Toni. A volte
è egoista, ma spesso si dimostra fin troppo altruista.
E’ un campione che non molla mai l’osso come un randagio. Impazzano i confronti a distanza con
Ronaldo, e il fatto in sé spiega molto meglio delle mie righe la qualità di Adriano. Certo, è un
attaccante capace di creare stupore.
Adriano dà personalità al campionato. Rivera offriva il “tocco in più”; il brasiliano il tutto-gol,
anche se l’Inter fa ancora troppa fatica stargli dietro. Sicchè parla la classifica, quattro punti in
meno della Juve dopo appena 180 minuti giocati.
Nonostante Adriano, l’Inter prosegue nei lavori in corso. Juve e Milan stanno facendo ciò che ci si
aspettava. E questa è la prima differenza.
La sola cosa che non mi aspettavo è che Fabio Capello, che ha navigato la vita più di Ulisse, si
infognasse nella polemica-pettegolezzo di Totti su fatti e presunti misfatti del tecnico friulano a
Roma. Ma chi gliel’ha fatto fare? Lui è oggi della Juve, stop, chiuso, fine dei ditirambi su come
sfruttare il talento di Cassano senza subirne la viziata ottusità.
Alla Roma pensi la polizia, la Croce rossa, il telefono azzurro, non più Capello.