2003 novembre 3 Valentino Rossi

2003 novembre 3 – Valentino Rossi

Chi se ne intende di alta meccanica aspettava soprattutto di vedere come sarebbe andata con le
nuove moto “4 tempi” al posto delle vecchie “2 tempi”. Da parte mia, attendevo soltanto
Valentino Rossi, 23 anni, già multi campione del mondo,e Valentino è stato puntuale come la
corsa di un cilindro, bravo più della sua stessa ottima Honda, per di più sotto la pioggia che
notoriamente non fa parte della sua tribù di amici. Oh, un momento, con questo non mettiamoci
strane idee in testa: è stata una lotta fino all’ultimo chilometro, non una passeggiata.
Faccio una doverosa premessa per dire che sulla faccenda dei 2 o 4 tempi ho una competenza
da ominide, che riassumo con quattro parole in croce. La vecchia “2 tempi” era per me la
iperbolica sublimazione del motore di una Vespa; la nuovissima “4 tempi” è un motore di
formula uno ma su due ruote. Detto questo senza pudore, mi sono dedicato solo a Valentino,
che sul podio giapponese ho trovato anche un po’ diverso dal solito, e cioè meno personaggio e
più campione.
Gli ho colto uno sguardo più adulto, quasi a voler dire che comincia per lui una stagione di
particolare responsabilità, come una seconda vita, con addosso tutto il peso del favorito. Prima
era l’astro nascente; adesso è l’asso di riferimento: nel giro di un anno, c’è una bella differenza
anche psichica tra i due ruoli, soprattutto viaggiando sull’asfalto e nel cervello con velocità di
punta di 320 all’ora (“I presunti 340 – corregge sinceramente Valentino – sono frutto solo di
un errore nei rilevamenti”).
Con una barbetta risorgimentale che sarebbe piaciuta anche al conte Cavour, Rossi ha spiegato
un concetto da manuale, che insegna qualcosa di importante in qualsiasi lavoro della
vita.Questo:”Non avendo mai provato la nuova moto sotto l’acqua, ho imparato a guidarla
durante la gara”. Bello,no?
La gara era il test, il test era la gara. La gara gli faceva da scuola, sul tamburo, con un corso
accelerato di formazione professionale in tempo reale: così Rossi ha “imparato” il suo primo
bagnato a 4 tempi. Non l’ ho presa come una guasconata; anzi, come l’ammissione di una
difficoltà, visto che ha avuto sempre addosso la Suzuki di Akira Ryo, mai segnalato nemmeno
per sbaglio dagli esperti tra i possibili protagonisti del mondiale.
Sono caduti nel fango tanti piloti; tutti hanno rischiato grosso, sia in prova che in gara. I lettori
lo sapranno, ma voglio lo stesso ricordare il capitombolo di Valentino, venerdì.
E’ uscito a 197,3 chilometri orari, senza che la moto gli regalasse qualche presentimento o
almeno un sussulto di avvertimento. Niente; con un muro di cinta a soli due metri di distanza,
Rossi ha fatto come nei cartoni animati:”Mentre le protezioni si avvicinavano a una velocità
tremenda – aveva poi raccontato alla “Gazzetta”-ho messo le mani a terra come fa Gatto
Silvestro quando frena con le unghie!”
Dopo l’impatto, si è trovato con un tale foro nel gomito destro che avrebbe potuto infilarci un
dito.E’ stato operato in anestesia locale, fasciato, impacchettato e rispedito in pista , come
capita a tutta questa combriccola di piloti che ignorano la parola paura e che, anche quando la
frequentassero a memoria, la lasciano lì, ai box, come se non l’avessero mai incontrata né
conosciuta.
Chi mi legge sa quanto io ami il calcio fin da ragazzo, e quanto lo abbia raccontano, per
vent’anni buoni. Eppure, dopo aver televisto Valentino & C. su quel scivoloso filo di rasoio che
era il circuito di Suzuka, ho avuto un moto di repulsione addirittura fisica proprio verso il
calcio.

Se penso alle tante coccolatissime bue di tanti nostri idoli in mutande; se penso alle
sistematiche simulazioni in campo; se penso che spesso basta toccarli con il mignolo perché
franino di colpo in catastrofiche cadute; se penso che per un niente urlano di dolore come
partorienti; se penso che si sta discutendo ad alto livello federale su quanto un’amichevole in
più o in meno con la Nazionale possa far stramazzare di fatica i calciatori alle prese con lo
scudetto; se penso che si paga un miliardo netto al mese anche gente per la quale viene ad ogni
piè sospinto invocato come alibi il “momento delicato”, se penso a tutto questo in un calcio
piagnone,brutto,indebitato, presuntuoso e petulante, allora finisco per il guardare Valentino
Rossi,Ryo,Cecha,Capirossi,Biaggi e compagni con un rispetto senza fine. Campioni non a 2 o
a 4 tempi, ma a 10 tempi, come in pagella.