1992 ottobre 7 Paura per la lira

1992 ottobre 7 – Paura per la lira

Raccontando dei localismi italiani in un libro, Giorgio Bocca prendeva ad esempio Mantova e Ferrara:
Ferrara che non bada a Bologna e che di Venezia ricorda le incursioni della Serenissima per
distruggere le saline di Comacchio. A un bel tipo che presiedeva allora la provincia di Ferrara, Bocca
chiese che cosa ne pensasse dei veneti di oggi. Il presidente della Bassa gli rispose un po’ magnanimo
e un po’ rassegnato: “I veneti fanno gli amari, ci segano le siepi di sambuco”.
Il localismo è una ricchezza di cui menar vanto. Suscita storie e problemi infiniti ma costituisce un
patrimonio fantastico.
Certo, dipende da come lo impieghi. Se per fare la guerra del sambuco o per sfruttare il surplus di
energie che nasce dalle identità forti. Il Nord est si trova in una condizione originale. Trabocca di
localismi, la cosiddetta Italia dei campanili, e intuisce contemporaneamente di dover crescere come
area, la cosiddetta Italia dei sistemi.
La prima Italia la capiamo al volo, ce l’abbiamo tutta nel sangue, una dimensione sia psicologica che
economica. La seconda Italia è più sofisticata, ancora astratta, in qualche maniera refrattaria se non
ostile allo zoccolo duro della nostra antica cultura rurale.
Non soltanto nel Nordest, ma qui con un impulso speciale, quelle due italie si stanno incastrando
l’una nell’altra. Con strappi, ripensamenti, fughe in avanti, un misto di nostalgia e di futuro, eppure
senza alternativa. Quale che sia il cammino, l’Europa si attende Regioni integrate non campanili
sparsi.
Se tutto cambia con la portentosa velocità di oggi, anche il nostro giornale accelera il passo. Lo fa
con una nicchia settimanale dedicata all’economia. Per dire tre cose: che il lavoro, la produzione e i
servizi hanno diritto di precedenza; che ora più che mai la politica deve fare i conti con la realtà
quotidiana; che il Nordest aspira al ruolo di laboratorio virtuoso.
E’ abbastanza. Non ci aspettiamo altro.