1987 ottobre 31 Ma i politici non debbono fare da freno

1987 ottobre 31 – Ma i politici non debbono fare da freno

Il rilancio dell’aeroporto Marco Polo è una questione veneta, non veneziana. Così come la
ristrutturazione del porto o il disinquinamento della Laguna o la sopravvivenza fisica della Città o
l’Esposizione Universale del 2000 o la funzione di Mestre quale snodo di un’area metropolitana che da
Vicenza-Padova a Treviso-Belluno non può non guardare all’Europa a soli cinque anni dall’apertura
totale del Mercato Comune e mentre la linea Gorbaciov disinnesca le frontiere dell’Est. La crescita
economica a qualsiasi prezzo non è più un mito nemmeno negli Usa di Reagan. Oggi la cultura e la
scienza tendono a puntare sullo sviluppo qualitativo della società, a non più omettere la coscienza
dell’ambiente quale destino indissolubile dell’uomo. Il Nordest ha una posizione strategica per due
ragioni. La prima geografica, la seconda culturale. È un perno naturale di internazionalizzazione, e ha
costruito la sua forza secondo il «modello» polverizzato in campanili e imprese, dunque senza impazzire
per sradicamento. A 70 anni dalla nascita, Marghera è la meno veneta delle invenzioni. Su questo
scenario carico di rischi quanto di opportunità, il Nordest ha urgenza di grandi punti di sintesi, di sguardi
dal ponte non di occhiate a un palmo dal naso. Ma chi avrà il potere di guidare questa entusiasmante fase
numero 2 del «modello veneto» se la classe politica stacca la presa dalla realtà? Lo spettacolo della giunta
quadripartita (Dc, Psi, Psdi, Pli) di Venezia rappresenta in questo senso il dato più allarmante degli ultimi
anni. Si tratta anche qui di una questione veneta, non veneziana. Non tanto perché, con il Comune e la
Provincia in crisi nera, l’equilibrio messo a punto nell’estate del 1985 può saltare per contagio anche in
Regione, quanto per il declino di ruolo di una Città che, posta dallo stesso Governo tra le priorità
nazionali, si amministra secondo riti tribali. Nessun Comune del Nordest ha a disposizione altrettanti
denari pubblici per l’oggi e il domani, ma nessun Comune dimostra tanta impotenza a investirli secondo
un progetto di area. Una vera e propria sindrome della politica, al centro della quale s’annida la questione
socialista, un partito che – dopo aver guadagnato nel Veneto più di quattro punti in percentuale alle ultime
elezioni – si comporta a Venezia come due partiti contrapposti: da una parte Laroni, il «sindaco manager»
di De Michelis, dall’altra Rigo, deputato europeo e senatore, il primo degli oppositori del Sindaco! Per
dosaggi di potere tra le due correnti interne, qualsiasi patto risulta alla fine bugiardo, tale da legittimare
ora qualunque alternativa, elezioni anticipate comprese. Non si può infatti nemmeno lontanamente
immaginare che i veti personali e la precarietà di una formula possano paralizzare Venezia proprio nel
momento in cui le sfide sono tante e tutte proiettate sul Veneto e sull’intero Nordest. Il decisionismo di
Craxi ha una buonissima occasione per esercitarsi all’interno del suo partito, ma è l’intera classe politica
veneziana a dover rispondere all’ultimo appello. Della Serenissima è rimasto soltanto il miracolo delle
pietre.

31 ottobre 1987