1981 Dicembre 31 Daniele Scarpa. È vice campione mondiale

1981 Dicembre 31 – E’ VICE CAMPIONE MONDIALE, STUDIA CON PROFITTO, CI
RIMETTE SOLDI E TEMPO: L’82 HA UN SIMBOLO.

Un pomeriggio di diciassette anni fa Edda Scarpa, cuoca in Treporti, avverte doglie precoci e scappa
di corsa all’ospedale: “chissà che sia una bambina” rimugina tra sé. La presunta “bambina” pesa oggi
89 chili per uno e 90 di altezza. è il terzo di quattro maschi: Daniele Scarpa, vice-campione del mondo
juniores 1981 di canoa.
Quel giorno di ritorno da Sofia, Daniele trovò all’aeroporto di Venezia un mazzo di fiori affidato dalla
mamma ad una zia. Poi a Cà Savio, gli fecero un pò di festa con spumante e paste alla crema. “Se
Daniele vince – assicura la mamma – non si monta la testa.”
Ho l’impressione che, se anche ne fosse tentato, glielo impedirebbe il paesaggio familiare, legato alla
terra, a orizzonti liquidi, a gesti fatti di casa. Bruno Scarpa, il padre è agricoltore, coltiva ortaggi,
probabilmente uno di quei fertili ordinatissimi orti galleggianti tra laguna e mare. La mamma passa le
giornate dietro ai fornelli della “ Locanda Scarpa Bruno e Edda”, dove cuoce squisite crostate di mele
e torte alla marmellata.
Le ricordo che il più grande dei canoisti italiani, Oreste Perri di Cremona, quasi metteva in crisi il
bilancio familiare a forza di quotidiani enormi filetti di carne al sangue. Che cosa mangia Daniele –
chiedo alla mamma – per essere tanto bravo? Lei sorride: “mangia di tutto, e tutto genuino, ricette
nostre, pane di casa, anche la pasta fatta in casa. Daniele è goloso soprattutto delle mie torte”.
Chissà se dipende anche da lieviti, zucchero e farina doppio zero, ma chi lo ha accanto da 17 anni
definisce Daniele Scarpa “affettuoso e buono ”.
“ A volte – aggiunge la mamma- dovrebbe avere un poca di grinta in più “.
E’ un pezzo d’atleta questo ragazzo e i test medici hanno rivelato risultati superlativi soprattutto in
termini di “resistenza” allo sforzo. Daniele Scarpa si allena sempre, tutti i giorni dell’anno, o in canoa
o correndo a piedi o giocando a pallacanestro. Anche se è finito sui giornali per la canoa, il suo
segreto è il basket. E’ proprio lui il pivot dell’Us Lido di Jesolo, ora in testa al campionato juniores
regionale.
Quanti punti hai fatto nell’ultima partita? gli chiedo. “15 e 10 rimbalzi” mi precisa senza calcare il
tono della voce.
“Ma la mia passione – aggiunge – è il mare. Forse perché ci vivo a duecento metri, il mare mi piace
tanto”.
Frequenta non per niente il quarto anno di Istituto Nautico che ne farà capitano di macchina. Faccio
subito i miei conti: dalle sei del mattino alle due del pomeriggio è impegnato a scuola; per la canoa si
allena quasi ogni giorno: in più deve dare una mano nell’azienda agricola del padre o in locanda dalla
madre. gli domando: è possibile fare sport a livello mondiale in un panorama tanto casereccio?
“ Faccio quello che posso” ribatte con una lieve nota di assuefazione. Durante l’estate si allena di
notte, alle 22, al buio, solcando l’acqua in una solitudine e in un silenzio che soltanto la volontà riesce
a tenere amici. “MI dicono che ho molta volontà” confessa.
Capita di atleti che per riuscire nello sport, sacrificano la scuola, dunque il loro avvenire. Non è il suo
caso: “malgrado le assenze – assicura la mamma – ha un buon profitto. Daniele è sempre stato così, fin
da bambino: quando si prende un impegno lo fa”.

Lo fa rimettendoci anche di tasca propria perché le risorse della società Canottieri Treporti non sono
tali da coprire per intero nemmeno la nota-spese di una trasferta. tra lire che scivolano via e lavoro
perso, non basta certo una borsa di studio a rimettere in attivo il conto.
Qui siamo davvero al dilettantissimo: non sono dilettanti i calciatori dilettanti, che quasi si ovunque
inseguono la pista di lire aperta dalla serie A in giù; giovani come Daniele Scarpa hanno diritto a tale
aggettivo. Loro e basta, anche se – con lucido altruismo – è lui a riconoscere per primo: “non sono
l’unico a trovare queste difficoltà, a dover conciliare in qualche maniera scuola, lavoro, allenamenti,
gare. Fortuna che vivo una vita tranquilla”.
Mi ero chiesto nei giorni scorsi quale atleta-uomo indicare a simbolo di cultura sportiva: avrete capito
benissimo perché propongo Daniele Scarpa di Treporti, campione, giovane senza guasti, ragazzo
misurato che mostra tutte le radici, orti e torte, laguna e mare, exploit senza echi e sport senza boati.
Lo sport è attività motoria, pulizia psicologica, “una allegria”, e resa delle nostre interiori violenze
alla cavalleria. E’ anche spettacolo e comunicazione, quindi messaggio. Con Daniele Scarpa, canoista
di Treporti, e con gli conosciuti ragazzi come lui brindiamo allo sport del 1982.
E’ un cin cin alla buona, forse di orizzonte provinciale ma, in fondo, persino il mondanissimo
Champagne nacque in una abbazia benedettina di Francia.

Giorgio Lago