1976 luglio 18 Bergamo, Simeoni e Bulfoni i sogni sopra l’asticella

1976 luglio 18 – Bergamo, Simeoni e Bulfoni i sogni sopra l’asticella

Donatella bulfoni è rimasta frastornata dal primo contatto con l’Olimpiade. Da Udine a Montreal
,dalla Libertas al villaggio, tutta la sua esperienza di sedicenne è andata in tilt. Ora è in arrivo da
Mestre Rodolfo Bergamo, la generazione dei” teen- agers” del salto in alto.” Non era mai successo
che noi italiani portassimo cinque saltatori all’Olimpiade” ,lo dice con orgoglio il professor Anzil,
friulano di Tarcento, preparatore fisico a Udine.

Salvatore Morale sostiene che Bergamo non è tipo da exploit anche se Giovannelli non si trova
completamente d’accordo con lui:” Bergamo è un tipo costante -osserva il tecnico della Fidal -ma in
fondo nessuno s’aspettava in 2 22 che ha fatto. Piuttosto, il ragazzo è il meno dotato fisicamente”
Giovannelli si riferisce alla statura : 1,79 che per un altista si può considerare un handicap.

Anzil fa un punto più dettagliato sul ragazzo:” Bergamo- spiega- ha in Bordignon non solo un
ottimo preparatore ma anche un notevole studioso della specialità. Bordignon è riuscito a
trasmettere all’allievo tutte le sue iniziative e ha ottenuto risultati enormi. Si parla per il 2 22 di
exploit inatteso: eppure, Bordignon lo dava come già previsto nei suoi test senza contare che, a suo
parere, il ragazzo può ancora dare qualcosa in più” A Monaco, il 2 22 sarebbe valso la medaglia
d’argento.

L’1,85 è invece stato il passaporto della Bulfoni per Montreal, un “investimento” di Primo Nebiolo
su una della immediate eredi di Sara Simeoni. A parte l’esperienza, la giovanissima friulana ha
meritato il viaggio come “premio alla assiduità”, dice Anzil, Assiduità nell’allenamenrto, con una
cocciuta costanza di due sedute al giorno.

La forma della Bulfoni andava oltretutto presa al volo anche se il suo vero obiettivo non è
ovviamente Montreal ma saranno gli Europei juniores di Kiev.

Da Udine a Mestre a Verona: è la Simeoni porcon l’attenzione ai virgulti in crescita, che incarna ad
un livello veramente olimpico il salto in alto. Prima che tecnica, la sua è forza temperamentale , di
un’ atleta che non ha perduto nemmeno un giorno sulle lacrime di Jesolo( durante il meeting con il
Belgio) andando a riprendersi il suo 1,90 a Torino poco più di una settimana fa.

In questi giorni si tratta per la Simeoni di incrementare un pò quella misura di portarsi sul suo
record o quasi l’1, 92 che in pfinale può diventare una cosa serissima soprattutto se abbinato a quel
senso agonistico di cui la Simeoni dispone.

Pur dotata nei fondamentali e pur già segnalata per una nuova progressione dai test la Bulfoni viene
giudicata rigida nell’esecuzione e per correggerla trova proprio nella Simeoni la lezione cui
ispirarsi. Tra le due,-afferma il professore Anzil- esiste ancora un abisso perché la Simeoni è dotata
di una eccezionale elasticità muscolare, qualità innata che ti mette a disposizione la rapida
contrazione necessaria a questa specialità”.

Per scoprire quel” quid” che fa un atleta” diverso” occorre sondare il misterioso mondo dei
cromosomi, del codice genetico, Per adesso, due veneti e una friulana sono qui a esprimere
sull’asticella i loro istinti, la loro preparazione, i loro maestri.

Il salto in alto, per quel lampo d’esecuzione, lo definiscono una disciplina “esplosiva”: anche per
questo è un’attitudine un pò ineffabile che in gara può riservare tutte le stranezze.