1975 maggio 19 Un urrà sottovoce per la Juve campione

1975 maggio 19 – Un urrà sottovoce per la Juve campione (il
Vicenza scende in B)

Ci ha pensato subito Beppe Damiani, l’ex-ragazzino di Puricelli, a
ferire l’ultima domenica di Scopigno e a distruggere le vaghissime
attese di Vinicio. La Juve avara degli ultimi tempi ha vinto lo scudetto
con una partita finalmente ricca. Da ieri pomeriggio il suo numero è il
sedici, tanti sono gli scudetti di casa Agnelli.
Parlare di questo scudetto che sembrava sempre vinto e che lo è
stato nell’ultimo round di campionato sarebbe ripetere cose arcinote
sulle quali vaga sempre lo slogan di Vinicio: “Ci fosse stato uno
spareggio, avrebbe vinto la squadra migliore, cioè il Napoli”. Slogan
affascinante, quanto l’indeterminato, l’indimostrabile, l’inopinabile.
Meglio restare al sicuro, allo scudetto della Juve. Meglio ricollegare il
merito di questo scudetto all’ottobre della Juve, quando nel depresso
calcio nostrano del dopo-mondiale soltanto la Vecchia Signora
sembrò capace di sex-appeal con il pallone al piede.
Meglio restare ai ricordi di un sei a due ottenuto dalla Juve a Napoli.
Meglio rammentare che in trasferta il Napoli non è mai stato sul serio
una grande potenza. Allora la classifica riprende logica e, gratta
gratta, lo scudetto della Juve non apparirà oggi spettacolare, ma non
potrà nemmeno essere definito una mezza rapina ai danni di Vinicio.
Urrà dunque alla Juve e al campionato, anche se, da buoni veneti, è
un urrà detto sottovoce, visto che un pezzo di terra nostra, Vicenza,
ce l’hanno sbattuto in serie B. Ed è anche un urrà a luci spente
perché questo campionato porterà ancora più drasticamente
all’emorragia degli assi, prototipo di campioni al quale sono sempre
stati legati fascino e fortune del calcio.
Mi riferisco a Bulgarelli e a Rivera. Mi riferisco ai Sormani, agli Altafini
che forse uno scampolo di sé lo offriranno ancora, ma che sarà in
ogni caso come un lieve socchiudere di persiane su carriere fitte e
popolari ed esemplari. Non è la caduta degli dei, ma il tempo che
passa in noi tutti e lascia il segno dove non esiste rinascita pari al
declino.
Non so cosa accadrà quest’estate all’Hotel Hilton. Ho però il sospetto
della frenesia, di un accapigliarsi senza sapere bene per chi. La Juve
pensa infatti alla Coppa Campioni e cerca assi; il calcio milanese

affogherebbe nei miliardi pur di ripristinare lo scudetto a San Siro e
cerca assi.
Nonostante deficit e recessione, le lire ci sarebbero, ma gli Antognoni
non sono riproducibili in provetta. Meglio farci il callo e tentar di
metterci d’accordo che, in piena autarchia, anche un calcetto è un
grande calcio. In fondo, illudersi spesso è vivere.