1974 luglio 5 Tutti a scuola con Olanda-Germania Ovest

1974 luglio 5 – Tutti a scuola con Olanda-Germania Ovest

• …e la possibilità che non sia l’unica “lezione”: si parla di tentativi di accordo per una finale-

bis dopo un pareggio di attesa domenica, con un secondo favoloso incasso

MONACO, 4 luglio
La finale più logica, Olanda-Germania Ovest, tra una monarchia costituzionale ed una repubblica
federale, tra un Paese sui 13 milioni di abitanti ed uno di 58, tra il calcio in esclusiva dei “tulipani” e
quello più tradizionale del panzer. Come nel ’66 a Londra è una finale europea per sostituire il Brasile,
da ieri sera ufficialmente ex campione del mondo: il piano di Clodoalto in tribuna a Dortmund e gli
occhi smarriti di Mario Zagalo in panchina sono state le immagini più delicate della resa brasiliana.
I brasiliani sono sempre dei sentimentali: prima di cominciare la partita che dovevano assolutamente
vincere, hanno cantato l’inno nazionale e si son fatti concitati segni della croce. Soltanto Francisco
Marinho, polsi stretti in fascette di cuoio e seta, sembrava refrattario all’emozione sotto una cascata
di capelli da fiammingo.
Gli olandesi entrano in campo con l’aria di chi timbra il cartellino in ufficio. Non degli abitudinario
o dei robot, ma giocatori senza dubbio certi d’essere i migliori del mondo e dunque dotati di un sangue
freddo che rasenta la presunzione di superuomini.
Mi sono mischiato a loro dopo un lungo footing pre-partita. Debbo confessare che, col mio 1,84
d’altezza mi sono sentito piccino, indifeso. Questi olandesi hanno delle spalle che paiono travi. Ai
faccioni mancano soltanto la cornice per essere ritratti. Camminano grevi, gonfiano cosce di gran
diametro, una misura tenuta anche da tedeschi Mueller, Hoeness, Netzer.
Il meno olandese deglio olandesi è in questo sento Cruyff anche se, dietro quel faccino ed un fisico
di normolineo, si cela il temperamento di un Sigfrido. La sua autorità, totale perché trasmessa a
chiunque, si esemplifica anche a Dortmund, in forma aneddotica. Quando infatti il pallone uscì oltre
la recinzione sparendo tra le braccia di qualcuno dei 35 mila olandesi presenti, soltanto Cruyff
affiancatosi all’arbitro e lanciando un segno della mano verso la folla, riuscì ad ottenere la
restituzione.
Il football crea ogni tanto di questi personaggi carismatici: dopo Pelè, Cruyff.

Il gol di Cruyff, qualcosa di più

Contro la Germania Est, il Grande Giovanni, aveva amministrato più che fatto gioco. Contro il
Brasile, è passato dalla burocrazia alla produzione. Il 14 della sua schiena, più ancora del 13 di
Mueller e del 7 di Jairzinho, vale ormai quale brevetto, almeno per ora indecifrabile. Su un cross a
mezza altezza da sinistra, Sivori avrebbe toccato con la puntina del piede, Lorenzi si sarebbe avvitato
in forbice con la bocca urlante, Nordhal avrebbe sparato una bombarda da bucare la rete. Ma, con
tutta probabilità, nessuno dei tre sarebbe arrivato all’appuntamento con il fendente di Rensenbrink
perché eccessiva, se retrodatata agli assi degli anni ’50 e ’60 e la velocità di questo tipo di calcio.
Scattando molto da dietro, Cruyff ha dato tre metri a Carpegiani. È passato come un ferro caldo nel
burro arrivando all’impatto del gol con una coordinazione, una freddezza ed uno stile che
meriterebbero molti, molti replay televisivi. Nella spaccata del gol, un destro come una leonina
zampata, Cruyff si è equilibrato con braccio sinistro alto in avanti ed il braccio destro basso indietro.
La gamba sinistra è stata richiamata per l’acrobazia meglio di un carrello d’aereo e, senza ambasce
inguinali, la gamba destra si è allargata epr battere a colpo sicuro, di piatto!, dalla parte impossibile
del portiere.
Ho visto dei gran gol in questi venti giorni, di Sparwasser, Edstrom, Rivelino, Brindisi, Deyna,
Mueller, tanto per fare qualche nome, ma il 2 a 0 di Cruyff al Brasile è parso possedere veramente un
qualcosa in più, in slancio ed esecuzione.

Anche l’altro Giovanni, Neeskens, mica ha scherzato. Il suo 1 a 0, suggerito da Cruyff beninteso, ma
da lui proposto, l’ha infatti toccato altrettanto al volo, in torsione bassa, questa volta con un Pereira
addosso, lo stesso Pereira che più tardi gli rifilerà un secco crochet alla nuca.
Nemmeno una volta qualificatasi al mondiale durante tutto il dopoguerra!, l’Olanda sta ora giocando
come se dovesse uscire con un catalogo di sé. La cosa che più impressione è il gioco sulle fasce
laterali, proprio lungo l’out. Su questi spazi, qualunque avversario non esiste. Il Brasile ha retto bene
in mezzo, nei triangoli di centro campo, ma non appena gli olandesi allargano a destra o
indifferentemente a sinistra la mano passava a Cruyff.
C’è tanta disinvoltura nel controllare il pallone a pochi centimetri dal fuorigioco che soltanto un
lavoro di gruppo, in allenamenti intensivi, può essere il segreto. In fondo, mentre per gli altri resta
quasi sempre un corridoio dal quale si scatta per uscirne, l’out degli olandesi è invece una fetta di
campo sulla quale si stazione anche a lungo per maturare lo schema-gol a larghissimo raggio.
Tutta una preparazione, una mentalità ed una tattica si leggono nel calcio che, nato nell’Ajax e
confermato nel Feyenoord, caratterizza ora la nazionale d’Olanda. Vedi il gioco al volo, uno, due, tre,
quattro passaggi aerei, tutti di prima, come si usa in Italia soltanto negli allenamenti e cioè senza
avversario o con il tecnico costretto a punire il gioco in più.
Mettete il fisico, la personalità, un padrone quale Cruyff, la vastità degli schemi, la tecnica al servizio
del collettivo, la vocazione al gol, la difesa come stretto necessario, e avrete finalmente l’Olanda che,
più meritatamente di qualunque altra squadra è in finale.
Meritatamente anche perché il Brasile ha giocato per una mezz’ora come l’Olanda e, tritato poi sul
ritmo, ha cercato di far marcire la partita in tackle sempre più da brontosauri.

• Brasile, Italia del Sud America

Paulo Cesar (sinistro) e Jairzinho (destro) hanno avuto l’1 a 0 a portata di millimetri senza contare
che una spinta in area a Valdomiro mi era sembrata molto sorella di un rigore. Non a caso, e pur senza
togliere nulla all’Olanda, Zagalo ha detto questa mattina al telegiornale tedesco: “Non fatemi parlare
dell’arbitro. Rigore a parte ha usato due pesi due misure nella valutazione dei fatti. I miei giocatori si
sono alla lunga innervositi”.
In realtà, il nervoso maggiore l’ha procurato il gol di Neeskens, dopo soli 5 minuti dalla ripresa.
Sentitosi perfino vicino a vincere nel primo tempo, il Brasile ha dovuto bruscamente fare un altro
ragionamento: “Per andare in finale dobbiamo ora segnare almeno due gol”. Non pochi tenuto conto,
oltre che dell’Olanda, del fatto che il Brasile tatticista di Zagalo è sempre stato, dall’inizio del
mondiale, la squadra più avare in zona-gol. Un Italia del Sud America insomma!
Paradossi a parte, l’Olanda che sgrana il match nella ripresa stava quasi scritta nella Bibbia. Il ritmo
dell’Olanda è un passo dell’oca sulla moquette, battente e felpato, aggressivo, ma con dolcezza.
E adesso, beati loro, la finale Olanda-Germania Ovest. Una partita tutta speciale ma che potrebbe
anche non essere unica! Non è che voglia fare lo 007 da strapazzo: solo che mi sembra di avvertire
nell’aria un certo movimento, per ora soltanto una tentazione, di creare uno spettacolo nello
spettacolo, una suspence nella suspence, un colossal bis, con un “pareggio d’attesa” domenica, in
previsione del round numero due, martedì 9 luglio alle 19.30! sarebbero altri 840 milioni di incasso
e si sa che, marchi e fiorini alla mano, sia i giocatori tedeschi che olandesi sono sensibilissimi nel
computo delle percentuali.
Un bisbiglio del genere l’ho raccolto sta sera qui a Monaco. Rispondesse alla verità, ci troveremo di
fronte ad una recita senza precedenti tra gli attori del gol, magari un 2 a 2 in numero o un 3 a 3 di
rodaggio. L’ipotesi va raccolta per dovere di cronista anche se, dopo essere stati sette volte in campo
a ritmo di una volta ogni tre giorni, una premeditata finale-bis (sarebbe la prima della storia del
Mondiale), mi pare ai confini della fantapolitica e difficilmente “contrattabile”.

Ipotesi a parte, resta la certezza tecnica di una grande Olanda contro una Germania che ha sempre
faticato assai (perfino l’1 a 0 contro il Cile ridotto in dieci).
Una Germania d’altra parte riesce alla fine a sventrare la paura con quel suo gioco che più di ogni
altro interpreta la tradizione anglosassone.
Forse un po’ logorato dalla responsabilità di essere giocatore-allenatore-divo, soprattutto
Beckenbauer dà una certa turbolenza alla squadra. Errori grossi ne ha commessi sia contro la Polonia
che contro la Svezia: il punto “debole” dei tedeschi è stato parzialmente lui e il punto di forza passa
di sicuro attraverso il portiere Maier (sempre concentratissimo), lo stopper Schwarzenbeck (Ferreo)
e il terzino Breitner (moto perpetuo).
Ho visto l’olanda in campo a Dortmund e i tedeschi sul teleschermo a colori. Un confronto in
proiezione-finalissima non è possibile perché Germania Ovest-Polonia è stata spesso una pantomima
di partita su un terreno da water-polo che, non si fosse stata di mezzo la Coppa Fifa, avrebbe
sicuramente obbligato qualsiasi arbitro al rinvio. Pur tuttavia la Germania si è sempre dimostrata
Germania, cioè squadra vera, temperamento duro a spegnersi, giocatori di caratura atletica enorme,
risoluti e straordinari come Gerd Muller, che pare crescere mano a mano che si avvicina al tetto del
Mondiale.
Come per l’Olanda con il Brasile, la Germania Ovest ha sofferto al Polonia nel primo tempo. Alla
distanza, non c’è però stata la partita. Deyna non poteva reggere il martellamento di un Bonhof né la
difesa polacca poteva sottrarsi alle ondate di Hoeness o al tourbillon di Muller.
Quest’ultimo ha dimostrato la sua bravura e la sua freschezza (era il 75’) accerchiando il pallone,
lasciando che rimbalzasse più volte, dando un’occhiata al portiere e battendo in gol soltanto dopo
aver visto che il gigante polacco si era scomposto in uscita.
Su entrambe le finali ci sarà ancora da raccontare. Ma una cosa appare per ora certa: Olanda-Germania
Ovest è la finale esatta. Sarà anche un campionato del calcio didattico. Ma, per quanto riguarda noi
italiani, saremo buoni alunni, capaci di imparare almeno ciò che possiamo imparare?