1966 maggio 23 Venezia anno 1

1966 maggio 23 (Supersport)

Venezia anno 1

VENEZIA – Questa era la quotazione del Venezia quarantotto ore prima dell’inizio del campionato:
su dieci veneziani, due davano la squadra piazzata dopo il decimo posto; sei (compreso il
Commissario Mario Gatto) entro i primi dieci; due (la metà di due era… Armando Segato)
prevedevano la conquista del quarto posto. Nessuno, dico nessuno, sperava seriamente di poter
inserire la carta veneziana nel gioco durissimo dello scudetto-B. Le previsioni dei bookmakers sono
fallite. Gli stessi Gatto e Segato sono stati scavalcati dalla routine strepitosa della squadra che, a
quattro domeniche dalla fine del campionato, è sola in testa alla classifica. Boom, in questo caso,
non è parola sprecata con enfasi; boom, sul metro del Venezia, è termine che fotografa. Ma, in che
momento esattamente ci si è accorti che la squadra « valeva di più »? Quali sono stati gli elementi
che hanno portato all’imprevedibile? Quali gli assi maturati all’ombra del boom? Quale la
proporzione dei meriti distribuiti tra Gatto, Segato e i giocatori? Come ha reagito il pubblico? A
questi interrogativi hanno risposto gli stessi protagonisti durante la nostra inchiesta. Ne è uscito il
profilo di un miracolo, il profilo del passato. Perchè a Venezia la promozione è già considerata
« storia » e si pensa al futuro, al « giorno della A »: un giorno che cancelli di un colpo solo
l’umiliante retrocessione del 1962 e i lunghi anni di assestamento e di incertezze. Nel futuro di
questo Venezia c’è un « commissario eterno », una sovvenzione del Prefetto, una campagna acquisti
« conservatrice », uno stadio (a gas!) nelle mani del Deputati, un bilancio in pareggio e cinquanta
milioni da sanare. Non c’è la fusione con la Mestrina. E anche questo, come vedremo, fa parte del…
potenziamento!

Falso allarme con in Mantova

Era il 12 settembre ’65: allo stadio Sant’Elena, il Venezia faceva la prima apparizione dell’anno
(dopo la trasferta a Novara della prima giornata). Giocava contro il Mantova. Il Venezia fu battuto
per quattro reti a una. La squadra di Segato data subito per spacciata. Ma, dopo quella domenica,
bisognò aspettare dieci domeniche per incontrare un’altra sconfitta! Dieci domeniche. Mario Gatto:
« Il nostro programma era di arrivare entro le prime dieci, ma, dopo qualche partita, ci accorgemmo
che c’era la spina dorsale. La sconfitta di Mantova fu infatti superata di slancio, non lasciò il segno.
La nostra squadra non aveva assi mirabolanti, ma molti ragazzi in gamba, seri e preparatissimi: le
garanzie per un campionato-sorpresa c’erano quindi fino in fondo. Lo capimmo proprio sotto lo
choc della sconfitta con il Mantova ». Armando Segato: « Abbiamo avuto la quasi certezza della
promozione nella settima giornata del girone di ritorno: a Catanzaro. Avevamo perso la domenica
prima a Trani: una doppia sconfitta avrebbe sicuramente segnato una svolta sfavorevole nel nostro
campionato. Forse non avremmo saputo assorbire il doppio colpo. A Catanzaro vincemmo,
dimostrammo di saper reagire, di avere un gioco forte, di avere carattere: dopo quella vittoria
cominciai a sperare veramente. Il nostro era stato un campionato tiratissimo e regolare: dopo
Mantova infatti non subimmo sconfitte per dieci partite, fino cioè all’incontro con la Pro Patria a
Busto: là dovevamo vincere almeno per cinque a zero e… perdemmo! Più tardi, dopo la sconfitta di
Potenza, altro periodo di risultati favorevoli, altra sene di dieci partite, fino a Trani. Il Venezia non
ha mai avuto veri e propri periodi di crisi, questo ò stato il suo segreto, la sua forza, però, ha avuto

un periodo meno brillante, ricordate… dopo l’incontro in casa con il Verona… il pareggio con il
Livorno… Comunque, pur non giocando molto bene, riuscimmo a fare i risultati e giungemmo alla
fatidica settima del ritorno: vincendo a Catanzaro il Venezia aveva vinto tre quarti di… scudetto! ».

Le spalle di gatto e il ritmo di Segato

L’exploit del Venezia non è casuale. Si poggia invece su tre basi solide, affatto velleitarie: un
campionato come quello di serie B, lungo estenuante combattutissimo, non lo si può vincere « per
caso ». Tre basi tre, dunque. II Venezia (dopo la reggenza dei « Sette Savi », Linetti, Ligabue,
Longhini, Volpi ecc.) è da tre anni senza un presidente, ma il Commissario Mario Gatto (titolare
della Tipografia Commerciale) ha raggiunto obbiettivi che forse altri personaggi non avrebbero
neppure sfiorato. Gatto, uomo energico dotato di una grande carica di simpatia, ha imposto
progressivamente un regime di austerità amministrativa che ha portato all’« eccezionale »
pareggio del bilancio di gestione, alla riduzione del deficit di campagna acquisti da 180 milioni a
50, e via via, contemporaneamente, ad una politica di « appropriazione » del giocatori: è da
ricordare infatti che il giorno in cui Gatto assunse l’incarico di Commissario il Venezia era
proprietario di… Santon e di lui soltanto! Tutti gli altri giocatori erano prestiti e comproprietà! Una
politica di amichevole austerità che ha contagiato anche ingaggi e stipendi del giocatori (che si
dividono, e l’incentivo… psicologico è di capitale importanza!, la metà degli incassi), ingaggio e
stipendio di Segato: « Segato — ha detto Gatto — è stato l’allenatore meno pagato della B sarà
l’allenatore meno pagato della A! E’ un brutto destino, ma siamo amici e lui sa che il Venezia non
può spendere. Lo stesso discorso vale per i giocatori: con la promozione in A… i costi non
dovranno raddoppiare: chi domanderà aumenti d’ingaggio verrà ceduto al Canicattì! ». Con una
politica seria, Gatto ha creato alle spalle della squadra un clima serio, tranquillo, provinciale. Ha
sanato l’amministrazione senza creare frizioni, anzi, accentuando il carattere « familiare » della
sua gestione. Su questo punto sono d’accordo tutti: pubblico, allenatore, giocatori. Il merito è
grande. Su questo sfondo ha lavorato Armando Segato, al suo vero battesimo in panchina. Alla
fine di luglio, a tre giorni dal ritiro pre-campionato, Segato vinse la concorrenza di altri due
allenatori di « esperienza ». Ora gli è già stato rinnovato il contratto. Quali sono i suoi meriti? 1)
Aver dato in poco tempo un amalgama, un gioco, al Venezia; 2) La preparazione fisica. Segato,
anni 36, esperienza marginale all’Udinese, collaudo al corsi federali di Coverciano, non ha
accusato sbandate. Ha legato giocatori di varia estrazione, ha impostato due schemi di gioco (uno
interno, uno esterno), ha caratterizzato la posizione di uomini senza ruolo (Mazzola per esempio).
Con un sistema di preparazione che Segato stesso definisce di « scuola moderna, scientifica,
basata sulla programmazione assoluta, nell’arco di un anno, di un giorno, di un’ora stessa di
allenamento », ha tenuto la squadra in condizioni di freschezza, le ha dato un ritmo sostenuto che
« si mantiene con continuità ad un certo, buon, livello: corriamo molto anche con il caldo che è
arrivato ». Questi i meriti di Segato.

Mazzola: « Faccia Herrera! »

« La cosa più importante del Venezia sono però i giocatori! », ha detto Segato. « Sapevamo in
principio di avere una buona difesa, dovevamo impostare un attacco », ha aggiunto Gatto. Risultato:
l’attacco ha segnato più gol di tutte le altre squadre; la difesa è su un piano di eccellenza. Bubacco,
il portiere, a ventisette anni ha raggiunto il rendimento migliore (memorabile la partita di Genova

con i rigori di Lo Bello parati a ripetizione). D’Alessi, il centrocampista, si è imposto come la prima
mezzala del campionato: nessuno più di lui ha retto il gioco del Venezia, nessuno ha giocato per
decine di partite su un livello tanto alto. D’Alessi è la vera rivelazione dell’anno: ed ha compiuto
ventiquattro anni il due maggio scorso. Quattro anni fa esordì in Milan-Venezia a San Siro:
« Perdemmo uno a zero e nel Milan — sottolinea D’Alessi, che è nato a Paese a sette chilometri da
Treviso — giocavano Altafini, Rivera ed altri grossi nomi: fu la mia prima e unica partita in A! La
seconda spero di farla molto presto… ». D’Alessi vale oramai almeno centotrenta milioni. E cento
ne vale anche l’ala destra Bertogna, altro trevigiano, che fu l’uomo-chiave nei primi mesi di
campionato e che ebbe rotto il ritmo e il morale dal « famigerato » Triangolare di Verona, durante il
quale Bertogna ricevette dai compagni al massimo tre palle… giocabili. Bertogna, D’Alessi e…
Ferruccio Mazzola. « Ritornerai all’Inter? », gli ho chiesto. « Recentemente è venuto Herrera a
Venezia e mi ha detto: cosa vuoi fare? Io gli ho risposto che doveva decidere lui: tanto, al Venezia
mi trovo benissimo! Oltretutto credo di essere maturato e di avere acquistato una personalità tattica.
Prima non ero né punta, né centrocampista, non ero mente insomma: adesso mi hanno impostato
come mezza punta che sta alle spalle delle tre punte. Il ruolo mi piace e mi permette anche di andare
in gol; sa… debbo vincere una scommessa con Suarez su chi fa più gol fra me e lui! ». Di Mazzola,
Segato ha detto: « Prima avevo uno schema esterno con pochissimo, ma adesso Mazzola attraversa
un periodo tanto sfolgorante che lo faccio giocare in casa e fuori ». « Fisicamente non sembra molto
dotato, non le pare? ». « Ha indubbiamente più forza nervosa che muscolare, ma ha una grande
resistenza alla fatica e sono convinto che fra un anno o due anche il tono muscolare sarà più
pronunciato: Mazzola ha un fisico ancora in formazione». « Un giudizio su D’Alessi? ». « Uno dei
migliori centrocampisti che ci siano in Italia, in A e in B! Per ritmo, tenacia, visione di gioco,
personalità… tutto insomma! ». Con una squadra così dotata, quale sarà l’indirizzo della campagna-
acquisti veneziana?

I soldi del Comune per un jolly

Secondo Armando Segato la situazione è questa: « 1) Dipende dai soldi a disposizione; 2) la
squadra è collaudata quindi non c’è molto da cambiare; 3) è probabile una campagna di scambi
per procurarsi tre, quattro buone riserve ». Mario Gatto sembra invece che non abbia idee, poi si
scopre che ne ha molte e precise..: « Non abbiamo nessuna direttrice! L’unica direttrice è che,
siccome tre anni fa io ho commesso una gaffe enorme ad accettare di fare il commissario, adesso
voglio un presidente vero oppure i soldi per la squadra! ». « Quanti milioni per… fare a meno del
presidente? Tanto lo sanno tutti che lei sarà commissario “eterno”, no? ». « No, no! Ci
mancherebbe! Comunque avrei bisogno di almeno settanta, ottanta, milioni: ho già parlato con il
Prefetto, il dottor De Bernard, una persona molto comprensiva, ed ho detto proprio questo ». « Se
avrà questi milioni, come è probabile, cosa succederà? ». « Dobbiamo en passant assorbire i
cinquanta milioni di disavanzo delle precedenti campagne e, quanto alla prossima, io la penso
così: questo Venezia rimarrebbe sicuramente in A, perchè è migliore di molte squadre di A!
Quattro retrocessioni comprese! Però vogliamo essere nelle condizioni di non cedere nessuno,
dico nessuno, dei nostri migliori giocatori e nello stesso tempo di acquistare un jolly per
l’attacco. I quadri ci sono già, ma un Jolly è necessario. A queste condizioni, che non sono la
luna mi pare, si vive, sennò non resta che dimettersi! ». « E’ vero che avete già ceduto lo stopper
Rizzato alla Roma? ». « Stiamo trattando: loro hanno offerto trenta, noi vogliamo cinquanta:
vedremo se a metà strada… ». « Altre novità? ». « E’ presto, è presto, prima voglio vedere i

soldini!! ». « Dove farete la preparazione? ». « Ad Asiago il 3 agosto: venti giorni, poi si ritorna
in città ».

Il nuovo stadio tra Camera e gas

La piaga dello stadio « irraggiungibile », lo stadio di Sant’Elena, sembra finalmente destinata a
sanarsi. In che maniera e quando? Il « Piano governativo per la ricostruzione di Venezia »
prevede lo stanziamento da parte del Governo di trenta miliardi. Nei trenta miliardi è compresa
anche la spesa per la vasta area del nuovo stadio in terraferma, a Mestre. Il Piano è già passato al
Senato; ora deve essere approvato dalla Camera dei Deputati: se il procedimento non subirà
grossi ritardi, la costruzione dovrebbe avere il via nel ’67 e durare due anni e mezzo circa. Il
manufatto del nuovo stadio lo pagherà il CONI. « In fin dei conti — ha commentato Gatto — uno
stadio non è mica un’Opera Pia! Chi ci guadagna sono proprio loro: quest’anno abbiamo avuto
una media d’incassi di cinque milioni, il doppio dell’anno scorso, ma sempre una miseria in
confronto all’interesse e alla passione popolare. In uno stadio accessibile moltiplicheremmo gli
incassi e non solo gli abbonamenti che quest’anno vorremmo portare dai trentotto passati ai
cento! In ogni caso, i primi a guadagnarci sono quelli che ci tassano! ». All’alba del settanta
dunque, Venezia avrà uno stadio nuovo, frequentabile, a Mestre. Il fatto non prelude a fusioni
con la Mestrina: dicono infatti a Venezia: « Fondersi con la Mestrina vuol dire soltanto unire ad
una società in pareggio come la nostra una società che ha un passivo di oltre cento milioni e
naviga sempre più in basso ». L’unica fusione sarà quella inevitabile sul piano del gas!!! Sembra
infatti che l’ampia zona periferica sulla quale sorgerà lo stadio sia resa quasi irrespirabile dagli
inquinamenti atmosferici della vicina zona industriale (per informazioni rivolgersi agli inquilini
del Villaggio San Marco), inquinamento reso più pesante nella buona stagione per il vento di
ponente che spira verso quella zona. Venezia quindi, dopo aver avuto uno stadio
« irraggiungibile », ne avrà uno « irrespirabile »? Non vorremmo che nel settanta Segato e C.
dovessero entrare in campo con la maschera antigas! Sarebbe perciò opportuno che la Camera,
assieme al finanziamento, votasse anche una commissione d’inchiesta. Potrebbe presiederla lo
stesso… Mario Gatto! Dopo la promozione.