1993 settembre 5 L’Italia ora si spacca in tre

1993 settembre 5 – L’Italia ora si spacca in tre

A colloquio con Indro Montanelli.

– Quale a tuo parere la colpa più grave del sistema?

“Clemenceau diceva che non c’è democrazia senza un minimo di corruzione, da noi c’è il massimo
ma in fondo le tangenti sono soltanto l’aspetto più appariscente. Il delitto maggiore è stato proprio il
fatto che hanno impedito qualsiasi ricambio. Il ricambio a questa classe dirigente sono i portaborse
di questa classe dirigente! Allora che cosa possiamo aspettarci? Andreotti certamente è un
responsabile grandissimo della situazione attuale: non perché ha baciato Riina, queste sono fregnacce,
ma perché certamente lui è stato il depositario del sistema e l’uomo che più ha impedito al sistema di
rinnovarsi, di rivedersi, di correggere le proprie perversioni. Senza dubbio, lui è stato il grande
conservatore dello status quo dentro cui c’era tutto il marciume che sappiamo”.

Il suo coperchio?

“Era il coperchio. Però in quarant’anni aveva imparato che cos’è lo Stato, come lo si manovra. Della
macchina dello Stato lui è un grande esperto, sia pure per amministrarla male. Ma adesso che abbiamo
noi per sostituirlo?

– Non essendoci mai stata vera opposizione, nessuno ha imparato a preparare

l’alternativa.

“Il consociativismo ha distrutto tutto. Si fanno discorsi di idee, ma poi ci vogliono gli uomini che
incarnino le idee e le realizzino”.

– E tu gli uomini non li vedi proprio…

“Io non vedo nulla, io vedo, per restare al pratico, all’incombente, che con qualunque legge andiamo
alle elezioni l’Italia si spacca in tre! Non c’è il minimo dubbio su questo. Il Sud rimane in mano ai
partiti tradizionali che si basano sulle clientele, li rieleggono Cirino Pomicino, non credere mica!
Perché Cirino Pomicino ha distribuito i sussidi, le pensioni e li votano per questo. E anche De Mita
in Irpinia avrà ancora tutti i suoi voti!”

– E le altre due Italie?

“Al centro vince il Pds a mani basse, da sotto il Po fino a Roma. Al Nord vince la Lega, sicuramente.
Dove si trova il punto di fusione tra queste tre Italie? Quindi Bossi, lo voglia o non lo voglia, Miglio
dica o non dica fregnacce, però il potere del Nord andrà in mano a loro e un Nord leghista non potrà
convivere con un Centro pidiessino e con un Sud democristiano o socialista e in ogni caso clientelare.
Come fa a convivere?, non è possibile, l’Italia si rompe. Oddio, l’Italia non si è mai fatta, si teneva
unita con lo sputo, ma stiamo togliendo anche quello e quindi si rompe certamente in tre”.

Il treno è già lanciato?

“Non abbiamo tempo. Alle elezioni ci si va, non a ottobre, d’accordo, ma a primavera. Non si può
ritardarle oltre la primavera e il risultato sarà questo che ti dico.”

– Tu vedi un’Italia tagliata orizzontalmente. Escludi che stia nascendo, sia pure
confusamente, uno schieramento pronto all’alternativa di Governo tra Lega e sinistra
nuova di zecca?

“Se ci fossero delle forze nazionali, questo potrebbe avvenire, ma ormai sono tutte forze locali. C’è
chi profetizza che faremo la fine della Jugoslavia. No, l’Italia non diventerà mai la Jugoslavia per una
ragione semplicissima: che gli italiani ammazzano mal volentieri ma soprattutto non vogliono morire!
Se domani, metti il caso, Bossi vince a mani basse le elezioni, e certamente nel Nord può arrivare al
35-40%, può dire ai contribuenti del Nord “le tasse invece di pagarle a Roma le pagate a noi, ce le
amministriamo noi” cosa fa Roma? Gli manda l’esercito? Ma quale esercito? Chi spara, anche se
manda l’esercito? Chi è il capitano che ordina il fuoco alla compagnia, quali sono i soldati che sparano
su altri italiani?

- Quindi…

“Quindi la cosa avviene piuttosto come in Cecoslovacchia, cioè avviene una scissione incruenta, da
una parte la Boemia dall’altra la Slovacchia… E questo è un futuro che a me, che mi ostino ad essere
italiano (non so essere nulla di diverso) fa paura.”

– Nei confronti degli italiani, sei guidato sempre dal disincanto.

“Il mio disincanto è apparente. Io ho sempre detto che il cinismo è l’opposto dell’oro, buono solo
quello falso, cioè quello che serve a fare delle battute, dei paradossi, ma guai se dietro non c’è una
passione, guai, guai, allora diventi lo scettico blu. Invece no, il cinismo è la maschera della passione.
Il disfacimento del sistema ha messo in crisi anche i tuoi lapidari “Controcorrente” nella
prima pagine del Giornale?

“Mi era più facile il Controcorrente quando eravamo soli a dire certe cose, quando avevo tutti nemici.
La controcorrente me la fornivano loro, adesso mi dan tutti ragione, che sugo c’è?, Contro chi lo
faccio, contro me stesso?

– Giuseppe Prezzolini denunciò antemarcia la corruzione dei principi del Rinascimento.
Diceva che un conservatore che sostenesse il ritorno alle consuetudini del passato
sarebbe il vero rinnovatore.

“Aveva ragione lui. Prezzolini ha avuto molte intuizioni. L’Italia l’ha vista chiarissima lui. La vedeva
alla maniera non di Macchiavelli ma di Guicciardini. Lui era l’ultimo rampollo di Guicciardini,
proprio per quel realismo non gli sfuggiva nulla dell’Italia, la inchiodava nei suoi difetti. Cominciò a
Caporetto a fare questa diagnosi dell’Italia, e neanche lì sbagliò. Lui, interventista, volontario di
guerra eccetera eccetera, vide cos’era la guerra degli italiani. La vide alla perfezione. Io non sono un
prezzoliniano, io credo proprio di essere un parente stretto di Prezzolini. Cioè sono intagliato nello
stesso legno.”

– Nonostante il disincanto e il resto, sembriamo oggi tutti in ritardo. Chi meno chi molto
di più, naturalmente, ma la domanda più frequente che viene rivolta tanto ai giornalisti
quanto ai giudici, per non parlare degli intellettuali, è: ma voi dove eravate mentre il
sistema scombinava l’Italia?

“La risposta c’è. Prima di tutto noi, sì, sentivamo che c’era quella roba, ma non immaginavamo le
dimensioni, le proporzioni della cancrena. E poi non la potevamo denunciare fino al muro di Berlino,
come facevamo? Non potevamo mettere in crisi i partiti che bene o male, più male che bene,
impedivano al partito comunista di andare al potere. Come facevamo a mettere in crisi questa
maledetta Democrazia cristiana, come facevamo? Se gli levavamo la sedia di sotto al sedere, su quella
sedia si sedeva il partito comunista! Quindi eravamo paralizzati da questa minaccia, da questo
incubo.”

– Non tutti accettano questa impostazione. Sergio Romano, ad esempio, la reputa una

semplificazione.

“No, no, l’89 è lo spartiacque. Fin che c’era il muro di Berlino, fin che c’era uno stato di guerra
fredda, sia pure latente, noi non potevamo permetterci il lusso di distruggere un sistema che bene o
male, e ripeto più bene che male, impediva al partito comunista di andare al potere. Questa è una
diagnosi giusta, non ci si può sbagliare. E infatti è da quel momento che entra in ballo la grande
revisione e scendono in campo i magistrati.”

– Del resto, diciassette anni fa, il tuo invito a votare per la Democrazia cristiana non poteva

essere più perentorio e insieme più rassegnato…

“Se si rifosse al ’76 lo ripeterei! Turiamoci il naso. Perché puzzava. Puzzava fin da allora! Non
immaginavo, era il ’76, che fosse una cosa così dilagante, però si sentiva che puzzava il sistema! Solo
che non avevamo alternativa, tranne i comunisti. Allora, tra il boia e il ladro sto col ladro! Il ladro
non m’impicca, un giorno posso anche ficcarlo in galera; il boia m’impicca e poi ho finito. Se vuoi
anche questo è cinismo, ma è un cinismo giustificato.”

- Solo adesso è possibile ricominciare da zero.

“Gobetti aveva ragione, l’Italia ha bisogno sì di una rivoluzione, della rivoluzione liberale che non ha
mai avuto.”

– Partendo da quali basi?

“E’ tutta una educazione da rifare. Noi abbiamo distrutto la scuola: lì la Democrazia cristiana che ha
sempre voluto quel ministero, ha delle colpe imperdonabili. Che cosa hanno fatto della scuola!!! Un
Paese si regge su due colonne: la scuola e la giustizia. E noi abbiamo mandato a puttane tutte e due!!!
Come si fa ora? Dove sono i maestri elementari, dove sono i professori? Sono i sessantottini, figurati
un pò che cosa abbiamo!!! E questa è la scuola in tutti i suoi gradi e in tutte le sue gradazioni, dalle
elementari fino all’università. Un pianto! La scuola italiana è un pianto!”

– Nel bel mezzo della rivoluzione, come ti spieghi che il partito figlio di una storia sconfitta
– il comunista – sia l’unico che ha saputo succedere a se stesso e che oggi in qualche modo
tiene?

“Non è l’unico partito che in qualche maniera tiene, è l’unico partito! Perché aveva una tale struttura,
talmente forte, che gli altri partiti han dovuto copiare la sua stessa organizzazione massiccia, quadrata,
burocratica, per fargli fronte. Se non che il partito comunista aveva una disciplina, checchè si dica.
Anche il Pds ha rubato, non ha rubato meno, ha rubato meglio, diciamo la verità. Ma i suoi avi del
Pci osservavano una disciplina di ferro che ha consentito a questo mastodonte che era l’apparato
comunista di resistere anche al disastro partitocratico, mentre gli altri partiti si sono sciolti. Gli altri
erano tutti un magna magna, mentre tutt’ora i comunisti hanno dei personaggi da anni trenta come
Greganti, veri apparatnhik. Loro questa disciplina l’avevano importata in Italia dal modello del partito
leninista anche prima di Stalin. Una Chiesa quasi, una Chiesa con pene terribili, con turbe inaudite.
Hanno creato una loro moralità che ha dato i suoi frutti. Ora si guasterà anche ciò che è durato fino a
Berlinguer; campano ancora su quel tipo di apparato lì.”

Insomma, vuoi dire che sfruttano la forza d’inerzia della storia…

“Purtroppo la Democrazia cristiana in parte cadrà in braccio a loro. Per cui non avremo questa corsa
a sinistra di tutti. Il piano è arrivare al vecchio compromesso storico.”

– Quando dici tutti, ti riferisci a Segni e Rosy Bindi?

“Noi del “Giornale” abbiamo fatto di Segni una specie di eroe nazionale, e adesso anche lì abbiamo
dei grossi rimorsi perché lui corre a farsi stritolare dal Pds. Il bello è che finisce col ritrovarsi poi nel
calderone della stessa Democrazia cristiana! Tutti e due, Segni e Rosy Bindi, puntano lì, e mi spieghi
al centro chi resta? La Lega…Prevarranno le spinte moderate e quindi non ci resterà altro che votare
Lega. E’ successo a Milano con Formentini. Perché se mi mettono al confronto Formentini e Dalla
Chiesa siamo alle solite: turatevi il naso e votate Formentini! In questo caso non c’è neanche da turarsi
il naso perché Formentini è una brava persona!”

“Lo vedi in che razza di casino siamo?!”

– La scelta che hai fatto per Milano, saresti pronto ad estenderla all’Italia?

“Certo! Di sicuro io dall’altra parte (Pds n.d.r.) non ci vado. Starò qua, facendo critica moderata”.

– Ma nessuno vuol passare per moderato…

“I moderati sono sempre stati criminalizzati dall’intellighenzia da salotto. Qui è sempre stato così. La
sinistra, la sinistra.. le parole le hanno sempre costruite e manipolate loro.”

– Chi è il progressista?

“In Inghilterra, che è il Paese di riferimento se parliamo di democrazia, i veri progressisti li hanno
sempre fatti i conservatori. Progressista è una parola senza senso, la più retorica della politica.”

In questi anni il giornalismo ha fatto progressi o no?

“E’ peggiorato. A braccetto con l’Italia, si è involgarito anche il giornalismo, nello stesso disastro di
valori.”

- Disastro anche di scrittura?

“Andiamo malissimo, certo. Non c’è la cura che alla lingua viene dedicata in Francia.”

– Che rapporto hai con la televisione?

“Pessimo. Anche perché ci ha rubato audience, oltre che pubblicità.”

– Per un quotidiano quale editore è preferibile: puro, un gruppo industriale, un finanziere,

un Berlusconi?

“Preferirei la tua situazione, con una proprietà di tanti azionisti. Ma non mi lamento di Berlusconi.”

– Perché c’è tanta litigiosità tra i giornali?

“Ci azzanniamo senza riguardo perché a noi manca un cemento, non esiste, non abbiamo il senso
dell’unità, della bandiera, dello Stato. Figurati che cosa sarebbe successo da noi in un caso come
quello del finto-attentato di Mitterrand…i giornali francesi si sono fermati davanti alla ragion di Stato
a costo di tacere come stavano le cose.”

– Quanto conta l’opinione dei giornali?

“Fa vendere.”

– Nello sfascio d’Italia che colpe attribuisci al giornalismo?

“Tante, grandi. Soprattutto di aver assecondato il coro, di aver favorito tutti i conformismi. Non se lo
vogliono sentir dire, ma ripensa a quello che è successo negli anni settanta; fa accapponare la pelle.”

– Quale è stata la cultura dominante di questo regime in agonia?

“Il trionfo dell’opportunismo. Bisognava fare sempre ciò che era più opportuno. Dietro questa
facciata hanno disertificato ogni altro valore.”