2002 maggio 5 Juve campione

2002 maggio 5 – Juve campione – Inter sconfitta dalla Lazio

La Juventus ha vinto lo scudetto 2002, che l’Inter ha malamente perso e che la Roma ha lentamente
dissipato. Onore alla Vecchia Signora del calcio italiano che, per dirla con il suo trainer più vincente
cioé Lippi, “non molla mai”, proprio mai, tanto meno all’ultima partita, quando occorre avere sullo
stomaco una savana di esperienza e nel cuore la cattiveria di un cobra. Brava Juve.
Gianni Agnelli aveva aperto i quotidiani di ieri mattina con l’ennesimo bollettino di guerra sulla
crisi dell’auto e in particolare della Fiat: nell’ultimo mese la Punto a meno 10 per cento, la Panda a
meno 25, la Seicento a meno 36, la Stilo come una stilettata alle previsioni. Al pomeriggio,
l’Avvocato si deve essere rifatto l’umore praticamente del tutto: nella tradizione dei Viceré di
Torino è sempre stato così; la Juve vale per la famiglia quasi quanto Mirafiori per l’azienda.
Per questo, mai scudetto bianconero diventa altrettanto consolatorio.
L’Inter si fotografa tutta in un pianto a dirotto di Ronaldo. Non più abituata a vincere, l’Inter vive
questa sconfitta come un autentico dramma. Oggi l’Inter non si sente sconfitta; è di più, è infelice,
esattamente come Ronaldo, il quale abbinava a questo scudetto la sua piena redenzione fisica e la
sua voglia di tornare ad essere numero 1.
Hai voglia di premettere che, in fondo, è soltanto calcio; hai voglia di aggiungere che le ragioni per
piangere nella vita sono ben per altre. Anche queste sono passioni totali, alleluja di massa e
inconsolabili de profundis; “questa pazza fede” la definisce lo scrittore inglese Tim Parks.
Ronaldo pratica ogni volta le sue ingenue macumbe brasiliane. Ad ogni partita, e questo da anni
oramai, sta attento a entrare in campo con il piede rigorosamente destro; poi si fa tre segni della
croce consecutivi; infine bacia la medaglietta del suo santo protettore, Sao Cristovào, che dava il
nome anche alla sua prima squadra, da ragazzino.
Ma ieri ha commesso anche lui un grave quanto innocentissimo peccato. E’ entrato in campo deciso
a vincere lo scudetto da solo, a firmare il gol dell’anno, a farla subito finita come se toccasse
soprattutto a lui, in esclusiva. Sao Cristovào perdonerà di sicuro Ronaldo, e noi con lui beninteso,
ma anche lui ha contribuito a svelare negli ultimi 90 minuti di campionato tutti i cronici limiti dell’
Inter .
Era tutto perfetto a Roma, lo stadio, il terreno, il clima, la coreografia, persino il pubblico laziale
sembrava lo stesso di San Siro. L’Inter doveva soltanto ragionare e sentirsi una volta tanto
“squadra”. Né l’uno né l’altro, e così ha perso non un’Inter “incredibile” come ripetono i
telecronisti ma, nel bene e nel male, la solita Inter.
Non sa difendere i gol che fa. Va in vantaggio due volte e due volte si fa bucare, con scene da film
dell’orrore, come è toccato al povero terzino Gresko con un crudele colpo di testa contro la propria
squadra. Toldo si è inginocchiato, lo ha guardato con odio e ha urlato fino a farsi sentire
nitidamente anche nella sua Padova!
I primi a dimostrare di non credere che l’Inter possa fare “squadra” sono proprio i suoi solisti.
Tant’è vero che, spesso ma soprattutto ieri, ogni attaccante ha provato a turno a vincere lo scudetto
da solo. E hanno finito per perderlo tutti assieme, progressivamente in preda alla sottile angoscia
che via via avvelena i muscoli e i riflessi. A quel punto tutto si azzera nella psiche.
Siccome le parole volano ma gli scritti restano, voglio ricordare un paio di cose. Avevo ipotizzato
più volte che la Roma avrebbe rivinto lo scudetto con un punto di vantaggio sulla Juve; mi sono
sbagliato, è accaduto esattamente il contrario, per merito della Juve e per demerito della Roma.
Lippi ha raschiato fino in fondo il barile della Juve. Capello ha forse aspettato troppo i gol di
Batistuta, che non sono più venuti, mentre ha forse frustrato qualche ambizione di Montella, i cui
gol all’appuntamento non mancano mai. Difficile dirlo, ma è questa una differenza che – a mio
cauto parere – può valere il punto di differenza della Juve sulla Roma. A lungo andare, la differenza
con Batistuta l’ha fatta anche Trezeguet, Campione davvero maiuscolo, il più degno dello scudetto
2002.

Dico la verità. Mi dispiace per Massimo Moratti, che ho avuto il piacere di conoscere quando era
ancora un ragazzo e chiamava il padre Angelo “capo”. E’ un presidente molto sui generis, che vive
con l’Inter un rapporto amoroso. Ieri non ha perso; è stato come tradito.