2002 dicembre 30 Donne. Giuliana Paoletti

2002 dicembre 30

LUNEDI’ 23

Donne

Giuliana Paoletti, 43 anni, imprenditrice perugina:”Non siamo dei Panda, le donne sono
semplicemente delle persone.” ( da “Affari&Finanza”)
Ritratto di Brigitte Bardot, attrice francese, simbolo sexy degli anni ’50 e ’60:”Lei se ne infischia
del cinema, se ne infischia di voi spettatori, se ne infischia delle regole, se ne infischia
dell’erotismo. Lei si muove, balla, si spoglia, perché ha dentro la voglia di vivere e non sta a
pensarci sopra, non recita, non cerca l’applauso. Ma , in più, quella sconcertante ragazza ama la
vita, ama l’amore. Non è una suffragetta, non è una convinta femminista; Brigitte se ne infischia
della liberazione della donna, perché lei è libera.” ( da “Playmen” del 1974. Oggi la Bardot ha 62
anni)
Freya Stark, 1893-1993, scrittrice inglese vissuta ad Asolo:”C’è una solitudine intima. E’ il nostro
ritirarci radicati in noi stessi, senza legami con gli amici.”

MARTEDI’ 24

Signor di Savoia

Sono ritornati in Italia su un aereo privato e sono andati in visita privata dal Papa, che li ha ricevuti
nella sua biblioteca privata. Sono i Savoia privati. Sul passaporto del capofamiglia sta scritto:
“Signor di Savoia Vittorio Emanuele.”
Va bene così.
Questo signor di Savoia é portatore senza colpa personale né storia di un esilio invece storico che
Casa Savoia, non lui ragazzino erede maschio, meritò ampiamente 56 anni fa. Per paradosso,
proprio il prolungato esilio ereditario ha anzi garantito la massima visibilità a lui e al figlio
Filiberto.
Entrambi hanno conservato rango più che altro in quanto esiliati dalla norma costituzionale
repubblicana che li puniva nel nome della dinastia di famiglia e della memoria storica. Adesso,
liberati finalmente da quell’anacronismo, vengono restituiti al ruolo di cittadini qualunque, che è
anche l’unico tagliato su misura.
E dunque, del tutto liberamente, vadano dove preferiscono andare, in Vaticano o alla Banca d’Italia,
in discoteca o al museo, a Capri o a Venezia, a sciare o a prenotare per fine anno, affari loro. Non
si vede perché sarebbero dovuti rientrare in Italia cominciando con il rendere omaggio allo Stato e/o
alle sue Istituzioni repubblicane.
Ma chi se ne importa! E, poi, perché mai?
I signori Savoia non sono tenuti a rispettare alcun cerimoniale né etichetta, protocollo o precedenza
nei riguardi della Repubblica. Tanto meno la Repubblica deve attendersi inchini da normali
cittadini in circolazione sul territorio nazionale con tutte le carte in regola.
C’è chi si aspettava che, prima della visita al Papa, i signori Savoia compissero al rientro in Italia un
qualche gesto di galateo repubblicano. Pretesa infondata questa: peggio, sarebbe stato come
considerarli tuttora per quello che non sono più.
Storia chiusa, basta. E vissero tutti felici e contenti, nel regno di Novella 2000.

MERCOLEDI’ 25

Santo Regalo

Intervistano un operaio in cassa integrazione della Fiat, con moglie e figlio a carico. Prende in
busta-paga un milione e 200 mila lire, con le quali deve pagare il mutuo della casa e campare a
Torino in tre persone. Nelle pagine delle confezioni di Natale, leggo che un litro di aceto balsamico
tradizionale di Modena costa 900 Euro al litro, un milione e 800 mila lire, l’equivalente di ciò che
prendeva l’operaio prima della crisi di Mirafiori.
Anche stavolta è stato così.Un Natale ripensa ai nuovi poveri del benessere, un Natale pensa ai
regali in offerta; solo che si capisce sempre meno come facciano a convivere fianco a fianco questi
due Natale.
Il “Messaggero di sant’Antonio” ha intervistato l’Abbé Pierre, 90 anni di età, il prete francese che ai
poveri vecchi e nuovi ha dedicato tutto. Dice:” Il mondo ha fatto enormi progressi, ma non ce ne
serviamo per venire in aiuto dei poveri.”
Quando gli domandano in che cosa consista la generosità, l’Abbé Pierre spiega in quattro parole:”
Non chiudere gli occhi.” Saper vedere gli altri, intende.
Ma non sta qui l’ansia del nostro Natale; il Natale di massa evita accuratamente di deprimersi
l’umore spalancando gli occhi su croniche o inedite povertà. Una ricerca della rivista specializzata
“Salute Naturale” attesta che oggi lo stress natalizio dipende da tutt’altro.
C’è chi ha confessato l’angoscia della corsa al regalo; chi ha lamentato lo scarso sentimento
presente nei regali. La definiscono una vera e propria sindrome.
Del resto se ti chiedessero: “Hai fatto Natale?”, oramai la risposta giusta sarebbe : “Sì, ho regalato”.
Celebriamo il Regalo, mica la Messa.
La pubblicità lavora a tempo pieno per incentivare il regalo. I prezzi lavorano per dissuaderlo.Il
buon senso propone il regalo utile. Purché si consumi, l’economia spinge invece all’acquisto
indiscriminato. Un titolo di giornale diceva:”Tentazioni anche per i più prudenti.”
Fatto sta che il calo degli acquisti è stato del venti per cento. I dati commerciali in tempo reale
rivelano che Natale 2002 ha stretto la cinghia perfino con i suoi simboli più dolci: il panettone e il
torrone.
Gli esperti la chiamano “crisi”. Una volta tanto si potrebbe parlare invece di prudenza del
consumatore, il quale molto spesso non ha scelta. Più che essere saggio o sparagnino non ce la fa
proprio, in tasca i conti di famiglia non gli tornano più .
Nella società dei pandori, l’acquisto è sempre un gesto ottimista. Demenziale è piuttosto la legge
che lo governa: se i consumi tirano, portano dritti allo spreco dei prodotti; ma se languono, addio
Prodotto interno lordo.Il consumatore è insieme padrone e schiavo del suo mercato, senza che gli
economisti abbiano ancora trovato un punto di equilibrio.
Neanche la storia ci aiuta. Nel tentativo di stimolare la spesa della Francia, re Luigi XV diede carta
bianca a Madame de Pompadour ma, a detta degli storici, finì per spendere soltanto Madame! La
produzione nazionale non ne trasse alcun impulso.

GIOVEDI’ 26

Dante

Sanremo è Sanremo. Al festival della canzone, Roberto Benigni entrò in scena facendo 19 milioni
di telespettatori, suo record personale.
Ne ottenne 16 con “La vita è bella” in tv, e altri 10 milioni la sera della replica del suo geniale film.
Con lo show pre-natalizio ha tenuto per sé 12 milioni e mezzo di persone, ma ben 11 milioni sono
rimasti con lui anche quando è stata l’ora della Divina Commedia, del Paradiso, di Dante.
Questo è il record dei record. La poesia più verticale che si fa di massa.
Il poeta fiorentino Mario Luzi sostiene che, da Dante a Leopardi e Holderlin, i poeti lavorano sulla
lingua del loro tempo come il fabbro o l’artigiano usa tutti i materiali che ha nella sua officina.

Benigni ha fatto a sua volta l’artigiano delle parole, riuscendo a comunicarle tutte, anche le più
remote rispetto al linguaggio in pillole dei telefonini cellulari e dei McDonald’s.
Per la prima volta così tanti italiani si sono resi conto che, attraverso la lingua , Dante ha realizzato
nel Trecento la prima unità d’Italia. La sola mai in discussione da allora.
Giovanni Papini, gigante fiorentino della nostra letteratura, chiese perdono a Dante nell’ultima
pagina di uno stupendo libro a lui dedicato. Pregava Dante di perdonarlo “ se non seppi
degnamente parlare, io piccolo, della sovramirabile grandezza del suo genio.”
Papini avrebbe detto bravo a Roberto Benigni, che ci é degnamente riuscito contro ogni spazzatura
a 21 pollici.

VENERDI’ 27

Uomini/1

Fini a Tremonti (in Parlamento):”Non replicare ai coglioni.”

SABATO 28

Uomini/2

Benigni (in televisione):”Tutti quei coglioni rovineranno l’Italia, ma ci si diverte.”

DOMENICA 29

Uomini /3

Luciana Littizzetto ( su “Venerdì”):” I maschi sono come il prosciutto, ci sono i maschi di prima
scelta e quelli di seconda.”

————– citazione a parte

Dal “Galateo dei teatri”( Torino 1861) ristampato dal Teatro Verdi di Padova a cura di Marina
Valenta.
“E’ necessario che le signore vadano sul davanti del palco per vedere, ed esser viste. Sedendole di
faccia o d’accanto, non vi piegate troppo verso di esse: ciò offende l’occhio dello spettatore, e
spesse volte dà luogo a commenti non troppo onesti. La signora che avete accompagnata in palco
non lasciate mai sola. E’ il sommo dell’indecenza voltar le spalle al pubblico: se poi queste spalle
son nude… Io non mi voglio mettere in opposizione col giornale delle Mode. Dio me ne guardi! Ma
credo che a una signora di buon senso non sia lecito portare quelle vesti così sgolate, e sacrificare il
buon nome o solamente il pudore al figurino di Parigi.”