2002 dicembre 23 La preghiera Etty Hillesum

2002 dicembre 23

LUNEDI’ 16

La preghiera

Etty Hillesum, 1914-1943, ebrea olandese che, per non sottrarsi al comune destino, si aggregò
spontaneamente ai prigionieri ebrei catturati durante una retata ad Amsterdam. Morì con i genitori
nel campo di sterminio nazista di Auschwitz in Polonia. ( Dal “Diario 1941-1943”, editore
Adelphi).
”Eppure non riesco a trovare assurda la vita. E Dio non è nemmeno responsabile verso di noi per le
assurdità che noi stessi commettiamo: i responsabili siamo noi! Sono già morta mille volte in mille
campi di concentramento. So tutto quanto e non mi preoccupo più per le notizie future: in un modo
o nell’altro, so già tutto. Eppure trovo questa vita bella e ricca di significato. Ogni minuto. Mi hai
resa così ricca, mio Dio, lasciami anche dispensare agli altri a piene mani. La mia vita è diventata
un colloquio ininterrotto con te, mio Dio, un unico grande colloquio. A volte, quando me ne sto in
un angolino del campo, i miei piedi piantati sulla tua terra, i miei occhi rivolti al cielo, le lacrime mi
scorrono sulla faccia, lacrime che sgorgano da una profonda emozione e riconoscenza. Anche di
sera, quando sono coricata nel mio letto e riposo in te, mio Dio, lacrime di riconoscenza mi
scorrono sulla faccia e questa è la mia preghiera.”

MARTEDI’ 17

La guerra

Mario Rigoni Stern, Asiago 1921, alpino in Urss nella seconda guerra mondiale, scrittore. (Da
“L’ultima partita a carte”, editore Einaudi).
“Anche il Natale del 1941 per i soldati del Corpo di Spedizione Italiano era stato di sangue e di
gelo. Quella mattina alle 6.40, dopo dieci minuti d’intenso fuoco di mortai e di artiglieria, carri
armati e fanteria russi attaccarono. Furono combattimenti duri con temperature che si avvicinavano
ai 40° sottozero. Dicono le relazioni e le testimonianze che le perdite dei russi furono molto alte, ma
anche le nostre, che tra morti e dispersi, escludendo i feriti e i congelati, ammontarono a 1392
uomini.Sette giorni durò la battaglia di Natale, ma i nostri soldati riuscirono a mantenere la linea.Il
grande freddo continuò ancora per mesi e l’attività si ridusse a pattugliare la terra di nessuno, a
resistere nei brevi turni di vedetta e a tenere in efficienza le armi.”

MERCOLEDI’ 18

La “stria”

Antonio Fogazzaro, 1842-1911, scrittore, autore del famoso romanzo ‘Piccolo mondo antico’. (Da “
Notti di dicembre. Racconti di Natale”, editore Sellerio).
“La ‘stria’ è una benefica maga veneta, pronipote dei Re Magi, che nella notte dell’Epifania porta
misteriosamente, calando nel camino della cucina, i regali onde Gesù Bambino adorna in Germania
l’albero di Natale. I bambini sogliono attaccare una calza alla catena del camino per maggiore
comodità della Stria, la quale trova così subito dove posare il suo carico: almeno un rosario di
castagne, mele, arancie, foglie d’alloro. Presso alcune famiglie conservatrici che non vogliono

saperne dell’esotico Albero di Natale, è la Stria che porta, per la via romantica del camino, regali a
grandi e piccini; e del donatore si dice che fa la Stria.”

GIOVEDI’ 19

L’albero

Guido Piovene, 1907-1974, aristocratico scrittore e giornalista . ( da “La Stampa”, 1955).
“Mio nonno era infastidito dall’albero di Natale. L’essere religiosissimo lo portava a detestare quel
miscuglio di sacro e di profano. Gesù decaduto a fata portatrice di doni frivoli, compromesso in
fandonie per bambini ed in raffinatezze cerebrali di adulti. Mettere in ballo la Befana, essere
inesistente, gli sembrava lecito; non aggiungere falsità a fatti sacri e veri come Dio e l’Incarnazione.
L’albero di Natale si associava nella sua mente a un’idea di eleganza, come i profumi ed i gioielli;
era il più prossimo parente delle sartorie di lusso, globi, stelle, pupazzi, luminarie, quella profusione
di ori e di argenti in un finto sfarzo risvegliavano in lui la sensazione dello sperpero, il terrore
diffuso nelle famiglie di quel tempo, che si esprimeva nella frase: andare in malora. Reagì con
l’aprirmi gli occhi. Chiamatomi in disparte, mi disse:”Sei abbastanza grande per non credere più
alle frottole. I regali non sono portati da Gesù Bambino, il quale non si cura di simili superficialità,
ma dai tuoi genitori, nonni, cugini e zii che li comprano nelle botteghe. Nemmeno la Befana esiste,
esiste Dio come lo si prega in chiesa; le altre sono invenzioni da superficiali, sciocchezze.”

VENERDI’ 20

L’aspettativa

Rainer Maria Rilke, 1875-1926, poeta neo-romantico tedesco nato a Praga. (Da “Lettere di Natale
alla madre”, editore Passigli).
“ Mia cara buona mamma, in quest’ora abbiamo un posticino dentro di noi dove siamo
semplicemente bambini, che attende e sta là, fiducioso e mai confuso, nel suo diritto a una grande
gioia: questo è il Natale, avvertire dentro di sé, una volta all’anno, questa aspettativa, questo fermo
diritto che niente può deludere…Sentire che in fondo i nostri più grandi desideri, se solo apriamo
loro il nostro cuore, non possono non essere esauditi.”

SABATO 21

L’umanità

Charles Péguy, 1873-1914, francese, di famiglia povera e socialista, grande scrittore cattolico del
Novecento. (Da “Véronique. Dialogo della storia e dell’anima carnale”, editore Piemme).
“Nell’insieme, purtroppo, l’umanità non è affatto cambiata dopo Gesù. Dopo la venuta e la morte di
Cristo, bambino mio, che è venuto, che è nonostante tutto venuto per salvare il mondo. Dopo la
nascita, la Natività, dopo l’incarnazione, la predicazione,dopo la redenzione, dopo la lancia e la
croce. Dopo tanti misteri il mondo, purtroppo, il mondo, si vede bene, non è sensibilmente
cambiato. Dopo quella storia unica il volto del mondo non è stato sensibilmente modificato.”

DOMENICA 22

La canzone

Fabrizio De André, 1940-1999, cantautore genovese, dall’Album “ Tutti morimmo a stento” del
1968.

“Avevi l’età che non porta dolori
e il vento era un mago, la rugiada una dea,
nel bosco incantato di ogni tua idea
E venne l’inverno che uccide il colore
e un babbo Natale che parlava d’amore
e d’oro e d’argento splendevano i doni
ma gli occhi erano freddi e non erano buoni
Coprì le tue spalle d’argento e di lana
di perle e smeraldi intrecciò una collana
e mentre incantata lo stavi a guardare
dai piedi ai capelli ti volle baciare
dai piedi ai capelli ti volle baciare
E adesso che gli altri ti chiamano dea
l’incanto è svanito da ogni tua idea
ma ancora alla luna vorresti narrare
la storia d’un fiore appassito a Natale”

LUNEDI’ 23

Il mio Natale

Non è vero che Gesù Bambino nasca dappertutto. Se non fa freddo, per me non è Natale.
Un Natale in maniche di camicia e con la gente dell’albergo in piscina, come mi capitò la prima
volta a Santiago nel Cile, ha la stessa spiritualità di un Ferragosto. E poi il bue e l’asinello
resterebbero disoccupati, sostituiti semmai dal ventilatore.
A Copacabana, lungo la spiaggia di Rio de Janeiro, i Babbo Natale assomigliano più che altro al
Gabibbo di Striscia la notizia. La festa più calda dei cristiani avrebbe sempre bisogno di freddo:
forse perché il freddo è introverso, ti aiuta a star dentro, dentro le cose e i significati .
Che altro é la globalizzazione se non il vivere fuori di noi? “Natale con i tuoi” la compensa un po’ .
A Natale, Dio è buono come il panettone. Si lascia amare anche da atei, miscredenti, agnostici,
dubitanti, esitanti e non-credenti perché è il Dio che nasce per far nascere. Lievita le persone.
A Natale non si dovrebbe mai morire. Andrebbe esposto il cartello: “Chiuso per nascita. Riapre
regolarmente domani”.
Non è così. Adesso muore perfino Betlemme.
Per capire tutto, basta incrociare in tv lo sguardo del Papa. Ha le rovine negli occhi, e una guerra
alle porte che già ne vela l’espressione. Anche se venisse dichiarata dall’Onu, sempre guerra
sarebbe. Magari giusta, ma guerra.
E’ un Natale senza cornamuse anche in Italia, visto che gli annunci li fa il ministero degli Interni:
“Pericolo di nuovi attentati”. A cominciare dalle Poste, che rischiano di far male anche con le
cartoline di Buone Feste.
Già siamo un Paese che legge poco. Mancava soltanto che spedissero i libri-bomba natalizi: fatto.
Da bambini si cantava “Venite adoremus” con la stessa allegria di “Volare” di Modugno. Adesso i
titoli dei quotidiani prevedono un “Natale blindato”, Re Magi e terroristi .
Qualunque cosa dicano o facciano, una sola cosa è però sicura: non riusciranno a uccidere il senso
del Natale immobile come una stella. Parola del Signore.
A me poi basta il freddo con il muschio nel presepio.