1985 novembre 22 Il segno da tutti atteso

1985 novembre 22 – Il segno da tutti atteso
Per 48 ore il silenzio totale era sceso sul mondo. Decidendo di trattare a porte ermetiche Reagan &
Gorbacev avevano adottato la più lampante delle metafore sul nostro destino di uomini della strada
esclusi dall’esercizio della pace e della guerra.
Zitti, l’orecchio al loro uscio, abbiamo spiato ogni gesto che potesse far filtrare la speranza. Il vigore di
una stretta di mano, la durata di un incontro non protocollato, la tensione della mascella, la benevolenza
di uno sguardo, un sorriso non obliquo, le dita strette assieme di Raissa e Nancy, tutto prendeva
ingenuamente significato ai nostri occhi perché alla gente comune appare incomprensibile che uomini
dello stesso villaggio totale possano ritrovarsi, discutere, darsi la pacca sulla spalla, cenare e brindare
sui comuni drammi del pianeta per poi ritornare nelle rispettive tane del Pentagono e del Cremlino a
tramare l’attimo dell’olocausto.
La morte del Duemila è la guerra; nulla è più importante della pace. Ieri, usciti dal silenzio, Gorbacev
& Reagan hanno ratificato «una maggiore reciproca comprensione», «il più forte desiderio» di
continuare a trattare, e soprattutto hanno solennemente «convenuto che una guerra nucleare non può
essere vinta e non dovrà mai essere combattuta».
Noi europei siamo stati gli albergatori del vertice, cui abbiamo dedicato la più neutra delle stanze,
quella svizzera. Ma oggi neutrali non possiamo rimanere: vogliamo e dobbiamo credere a Ginevra, alla
«speciale responsabilità» di Usa e Urss, all’ottimismo hollywoodiano di Reagan e al piglio occidentale
di Gorbacev che ha sotterrato con Andropov e Cernenko le lugubri cariatidi di un Impero di cemento
armato.
Perché la pace duri e progredisca bisogna meritarla uccidendo la cultura del nemico che sporca il
mondo. Senza illusioni e disperazioni, Ginevra non ha risolto i «problemi critici» ma ha deluso
apparati, falchi, generali ed esteti del missile in canna: era questo il segno che ci attendevamo.
Che civiltà sarebbe mai quella che consegna ai suoi figli l’ineluttabilità del terrore?
novembre 1985