1983 aprile 20 Colpo di scena! Il mundial fu vinto da Trapattoni

Il Gazzettino – Mercoledì 20 aprile 1983
Colpo di scena! Il mundial fu vinto da Trapattoni

Svolta nella storiografia del calcio italiano; il Mundial 1982 lo ha vinto Trapattoni non
Bearzot! Il sensazionale scoop è stato reso noto lunedì sera al «Processo» della Rai 3 da un collega
romano.

Secondo tale tesi, la cosa sarebbe andata così, né più né meno. A Vigo la Nazionale faceva
pena perché si ostinava a giocare all’italiana, con le marcature a uomo, quando ricevette la
provvidenziale visita di Trapattoni, tecnico della Juve.

Il Trap andò per le spicce e raccomandò ai suoi di dar retta a lui, non a Bearzot: da allora in
poi avrebbero dovuto scoprire le delizie della «zona» immettendo nell’asmatico modulo del Ct tutte
le virtù del gioco d’iniziativa. Detto e fatto, Zoff Gentile Cabrini Scirea Tardelli e Rossi cambiarono
gioco indottrinando anche i non-juventini. Senza il viaggio di Trapattoni in Spagna, l’Italia non
avrebbe mai vinto il Mundial!

L’ultima è questa e non fa nemmeno ridere. Prima di andare a Vigo e durante la fase di
Vigo, Bearzot era già licenziato secondo lor signori per manifesta incapacità non essendosi fra
l’altro arreso all’evidenza di portare con sé i Pruzzo e i Beccalossi, notoriamente più redditizi di
Rossi o Antognoni. A Madrid cominciarono poi le genuflessioni, i lecca lecca nei confronti del Ct.
Chi chiese pubblicamente scusa, chi fece mea culpa, che prese corda e picozza inerpicandosi sugli
specchi.

«Qualcuno deve aver sofferto molto per la nostra vittoria» mi confessava Bearzot e –
nonostante la cattiveria – non riuscivo proprio a dargli torto. Persino i flaconi di «Carnetina» furono
di lì a poco presi a prestito dell’exploit della nazionale, ma ritenevo che dovesse essere l’ultimo
maldestro tentativo di togliere qualche bagliore alla terza stella in campo azzurro.

Nella vita il peggio non è mai arrivato, e ora salta fuori la fantatesi del decisivo intervento di
Trapattoni, due parole in confidenza, qualche pacca sulle spalle e via, mentre Bearzot nemmeno
s’avvede della rivoluzione tattica. A Vigo il Ct, ha la sveglia al collo e, impegnato com’è a lavorare
o a farsi sbranare durante le conferenze stampa, non ha la prontezza di capire che sta guidando una
squadra in realtà teleguidata da altri. Vince il Mundial a propria insaputa; in panchina c’era lui ma è
pura formalità; l’abbraccio di Sandro Pertini gli tocca perché Trapattoni è un generoso e si è
scansato: in effetti doveva essere tutto suo.

Ieri mattina chiamo Enzo Bearzot a Milano: «Durante la mia carriera – commenta – ne ho
sentite tante, ma grossa così mai. Bisogna avere una fantasia senza limite e molta sfacciataggine per
dire questa cosa, che è contro me quanto contro Trapattoni. E’ una tale pazzia che mi rallegra!».

In Italia, gioca a zona soltanto la Roma di Liedholm: a Bucarest, lo svedese non avrebbe mai
mandato Gentile su Balaci, lo avrebbe fatto attendere come chiunque altro, appunto a zona. Se due
tecnici si assomigliano tatticamente questi sono invece Bearzot e Trapattoni perché il primo in
Nazionale e il secondo nella Juve hanno sempre praticato un misto marcatura a zona. Il Trap non
poteva consigliare nulla per la semplice ragione che Bearzot ha sempre creduto in quel cocktail,
anzi ne è stato l’anticipatore e il cocciuto assertore fin dal 1975. Non a caso, visto dai difensivisti
puri, il ct, è stato più volte tacciato di velleitarismo offensivo mentre, visto dai sostenitori della
zona, è stato spesso accusato di paleo-tatticismo. Gli estremi si banalizzano.

In Spagna, Bearzot, vide Trapattoni due minuti sul campo d’allenamento; altri due minuti li
dedicò a De Sisti. Mai nella storia della Nazionale, i tecnici rimasero tanto alla larga da un Ct, che
fu insultato persino al centro tecnico di Coverciano. Non bastasse, se esiste un allenatore discreto,
che non mette lingua per sistema, questi è Trapattoni.

Ieri «Il Giornale nuovo» ha svolto tra i 16 allenatori della serie A un sondaggio per
conoscere la rispettiva nazionale – del – domani; ebbene, sapete qual è stata la risposta di
Trapattoni? «Non è mio costume interferire nel lavoro altrui, preferisco quindi evitare di rispondere
anche perché numerosi giocatori della Juve sono interessati alla Nazionale».

Un tipo così sarebbe andato a Vigo, e, nel giro di un batter di ciglia, avrebbe spiegato come
si vince un Mundial. Elargendo a Bearzot, ciò che il CT. pratica da anni, marcature ferree dietro,
zona in mezzo.

L’Italia di Bearzot, è quella di Gentile su Maradona o Zico. E’ quella di Collovati stopper di
posizione. Decisiva per la vittoria contro il Brasile si rivelò la marcatura di Oriali su Eder, che
nessuno fu capace di prevedere, né giornalista né tecnico né Trapattoni. In proposito, ieri Bearzot
mi confidava: «L’impostazione della partita con il Brasile la mettemmo a fuoco all’ultimissimo
momento, direi quasi nello spogliatoio. Avevamo dei problemi e ne discutemmo assieme, fino
all’ultimo dettaglio. Per la marcatura di Maradona con l’Argentina, mi aiutò a decidere lo stesso
Gentile».

L’Italia di Bearzot è la squadra che, trovandosi a giocare la finale senza Antognoni, lo
sostituisce a sorpresa con un terzino, Bergomi a marcare Rumenigge. Le opinioni sono aria per
quanto nobile; i fatti sono fatti, accadimenti che si commentano da soli. E l’Italia andò in gol con
terzini e mediani, costruendo azioni-gol con battitore libero e marcatori.

Guardando alle marcature, Gianni Brera sostenne che aveva vino il catenaccio; guardando
alla zona in metacampo, ora dicono che vinse Trapattoni. Hanno inventato la coperta corta, ma
l’unico a non rimanere con qualche parte fredda è lui, Enzo Bearzot. Il Mundial è tutto suo e dei
suoi giocatori: il resto è bile.