1980 Olimpiade di Mosca. Televisione e regimi totalitari

1980 Olimpiadi Mosca [Televisione e regimi totalitari]

Sapete quanto contano i telegiornali, selezionano le notizie e le ribadiscono più volte al giorno.
Negli Usa hanno fatto una serie di indagini sull’influenza della televisione e dei giornali in
occasione delle elezioni politiche, scoprendo che a gioco lungo la carta stampata è importante
presso l’opinione pubblica mentre si rivela molto più condizionante la televisione quale effetto
immediato, a ridosso dell’avvenimento.

Ciò in regime di assoluta libertà d’antenna. Con le Tv di Stato, il potere di pressione cresce
ancora, e lo sanno benissimo i partiti che in Italia sono da sempre impegnati in furiosi corpo a corpo
per spartirsi i canali. Il massimo della presa sul pubblico si ottiene con la televisione di Stato,
quando lo Stato è totalitario. Avesse avuto a disposizione un 21 pollici, magari gradevolmente a
colori, il dott. Goebbels, ministro della propaganda nazista, avrebbe probabilmente nuociuto alla
Germania e al mondo più di quanto non abbia potuto con radio e televisione.

Alle 21 di sabato, poche ore dopo la cerimonia d’apertura, ho visto il telegiornale che, come
prima notizia, dava naturalmente il battesimo dell’Olimpiade. Riassumendo la sfilata, 250 milioni di
sovietici hanno visto scegliere tra gli 81 questi paesi: Grecia (che pur nella Nato e nel Mercato
Comune ha fatto tutto in regola, in omaggio al suo mito di Olimpia), Cuba, Ungheria,
Cecoslovacchia, Polonia, Jugoslavia, Etiopia, India, Vietnam, Ecuador, Nicaragua e un paio di
africani.

Una scelta insomma di amici, per niente casuale. Un criterio assolutamente logico che,
politicamente, filtra dell’Olimpiade l’immagine il più possibile “socialista”. Al telegiornale, poco
dopo la sfilata, già non c’era traccia dei sedici ipocriti Paesi sprovvisti di indicazione nazionale, tra i
quali l’Italia: non esistono, non sono serviti a nulla, hanno fatto da comparse nel circo russo, e i
russi, nell’arte del circo, non hanno avversari al mondo.

Rifiutando il boicottaggio, Eugenio Scalai sosteneva mesi fa che era utile andare a Mosca per un
contatto di massa con la gente, per esportare in tre settimane di sport il contagio della libertà.
Utopia: senza giornali stranieri in edicola, in una città vigilata come una caserma, la verità del
telegiornale non trova la minima obiezione. E’ il vangelo, o meglio, il Capitale. E non occorreva
aspettare le olimpiadi per scoprire com’è fatta l’Urss: è dal 1917 che dà notizie abbondanti di sé.