1978 giugno 22 Male l’Italia peggio la Germania

1978 giugno 22 – Male l’Italia, peggio la Germania
CALCIOMONDIALE/La delusione di Buenos Aires in parte compensata dalla
sorpresa di Cordoba
Mundial finito per gli ammoniti Benetti e Tardelli – Discussioni per il cambio Causio-
Claudio Sala

Olanda-Italia 2-1
MARCATORI: 19′ Brandts (autogol), 50′ Brandts, 75′ Haan.
ITALIA: Zoff; Cuccureddu, Gentile; Scirea, Cabrini, Tardelli; Benetti (78′ Graziani),
Zaccarelli, Rossi, Causio (46′ C. Sala), Bettega.
OLANDA: Schrijvers (20′ Jongbloed); Brandts, Neeskens; Krol, Poortvliet, Haan,
Jansen, W. van de Kerkhof, R. van de Kerkhof, Rep (65′ Van Kraay), Rensenbrink.
ARBITRO: Angel Martinez (Spagna).
NOTE: pomeriggio sereno, terreno di gioco in ottime condizioni. Spettatori 70.000.
Ammoniti: Benetti,, Cabrini e Tardelli (Italia); Rep e Haan (Olanda). Al 19′ il portiere
olandese, scontratosi con Brandts, è stato costretto a lasciare il campo.

BUENOS AIRES – “L’Italia è più forte a centrocampo”, mi assicura Lajos Baroti,
santone ungherese, mentre saliamo insieme in tribuna, mezz’ora prima della partita.
La novità è Johan Neeskens, reduce da un brutto infortunio. La sorpresa è che
Neeskens, invece di reggere il centrocampo, va a fare lo stopper su Rossi! Comincio
con il pensare due cose: che Baroti abbia ragione e che Happel, viennese sulla
panchina degli olandesi, sia impazzito.
Neeskens su Rossi è un po’ come Zaccarelli su Keegan, quella sera a Wembley contro
l’Inghilterra. Per pochi minuti di perplessità, Bearzot rischiò allora la perdita della
cittadinanza italiana; qui a Buenos Aires, Happel impiega esattamente un tempo per
capire che Neeskens non sa marcare Rossi e manca invece al centrocampo
dell’Olanda. L’unica differenza tra il Bearzot di Wembley e l’Happel di Buenos Aires
è che Keegan andò subito in gol mentre Paolo Rossi ci prova soltanto.
In zona-gol quello che buttano via gli italiani nel primo quarto d’ora è roba da
fucilazione sul campo. Prima Rossi (testa), poi Cabrini (tiraccio), quindi Causio
(ultimo tocco troppo corto su Rossi), infine Benetti (rinuncia all’agevole tiro-gol per
servire Causio in offside), fanno venire i capelli grigi perfino a Gigi Riva che, in
tribuna, si adira: “Come si fa ad avere tanto in mano la partita e buttarla via quattro
volte!”.
Cominciata guardinga, la partita prende presto passaporto italiano. Toltasi di dosso
una certa, comprensibile soggezione, l’Italia esegue triangoli lisci come l’olio. Agli
olandesi serve il pareggio per andare in finale, ma sembra che ce la mettano tutta per
perdere. In difesa sbandano alla grande tanto che annoto sul taccuino: “Hanno già
preso sei gol in tre partite”.
Pur marcando a uomo, sembrano cammelloni impigriti al sole, presuntuosi, a prima
vista incapaci di pensare che l’Italia sia davvero una cosa seria. A svegliarli da tanto
letargo non bastano le prime palle-gol. Serve il gol, l’1 a 0. Sull’orlo dell’offside,
Bettega riceve e va dentro da centravanti. Appena un metro in area, il portiere esce
mentre il terzino Brandts, giovane, rigido, allunga la gamba, convinto di scaricare in
corner. La punta del piede batte invece diritta e crudele, in gol, a porta vuota, senza
che il portiere veda né Bettega né il pallone. Anzi, sullo slancio, il terzino olandese
finisce il suo capolavoro colpendo di brutto il portiere, immediatamente barellato e
sostituito da Jongbloed, numero uno più estroso e imprevedibile d’Europa. “Ora il
pericolo è che l’Italia si chiuda”, mormora Gigi Riva.

È il 19′ spaccato e in questo momento l’Italia sembra, incredibile ma vero, la prima
finalista del Mondiale. La partita degli italiani è ancora perfetta, marcature dure in
difesa ed elastiche a centrocampo, dove però cominciano ben presto ad accadere cose
turche. Prima tirano un calcio a Zaccarelli, poi sul corpo di Benetti, che stramazza.
Gli olandesi stanno abbozzando il primo forcing, caricano nei contrasti, fanno capire
che non ci vogliono proprio stare a perdere. L’allarme arriva da Rensenbrink che, sia
pure in offside, colpisce il palo: era bastato un disimpegno mal gestito da Cuccureddu
perché l’Olanda arrivasse a calare in fretta l’asso.
Con Zaccarelli-Benetti che si trascinano per qualche minuto come dei reduci da
Waterloo, Bettega gira i tacchi e se ne va in copertura. Sono questi altri sintomi che,
perduto il momento d’oro, l’Italia batte in ritirata tattica. Per conservare l’iniziativa di
cui parla Gigi Riva, occorrerebbe a questo punto un dispendio di energie molto
problematico per una squadra che da questo Mondiale non ha avuto regali.
L’Italia non riposò come avrebbe potuto contro l’Argentina e diede infatti fondo a più
di una risorsa sia con la Germania che con l’Austria. L’intervallo non è di quelli
normali. Sia nell’Italia che nell’Olanda accadono due cose di un certo peso. L’Olanda
toglie Neeskens da Rossi e lo affida a Jansen, stessa taglia di Pablito, mentre l’Italia
sostituisce stranamente Causio con Claudio Sala. Dico stranamente perché non è che
Causio fosse la stampella dell’Italia mentre non mi pare convincente la spiegazione di
Bearzot: “Ho messo Sala – ha spiegato a fine partita – perché mi serviva un uomo di
contenimento”. Sala è uno dei giocatori troppo “fuori” dal clima del Mondiale e fra
l’altro è assolutamente atipico e non inserito nella Nazionale modello-Juve.
Avrei trovato molto più sensato sostituire per esempio Benetti, oramai a due cilindri,
magari con Antognoni, unico olandese italiano, nel senso che è l’unico a possedere
tiro da media distanza, purtroppo problematico in quasi tutto il resto della squadra.
Quando l’Italia torna in campo, le riesce ancora qualche vampata, tanto che Rossi va
in gol, di una sola spanna in fuorigioco. Ma le premesse per restare nella finalissima si
fanno più flebili, complicate anziché risolte da Claudio Sala che, ahimè, non serve né
a contenere né a proporre. La stanchezza si fa intanto sentire soprattutto in Bettega.
Bettega ha preso qualche colpo, ha sofferto mal di stomaco con l’Austria e viene in
definitiva a mancare alla nazionale proprio nel momento decisivo.
Avendo fin troppo dato nelle prime partite, Bettega non regge sullo stesso standard
fino alla fine. Ciò anche perché gli olandesi del secondo tempo non sono nemmeno
loro più gli stessi del primo! Noi siamo in discesa, loro in salita, e si sa benissimo che
le salite non fanno assolutamente impressione a gente abituata ad allenarsi sui celebri
“muri” inventati da Kovacs.
Il pareggio è quasi immediato, appena cinque minuti dopo il rientro. Dopo un’azione
ballerina, sulle teste di tanti spilungoni, il pallone cala fuori area, a una ventina di
metri da Zoff, sul piede di Ernie Brandts, lo stesso dell’autorete. Quella responsabilità
gli deve prudere non poco e, in caduta, parte proprio dal suo piede un destro carico di
rabbia, dritto come un fuso, niente da fare. L’Italia rientra nei ranghi e comincia a
pensare al massimo alla finale-bis, alla quale finiranno con il non partecipare né
Benetti né Tardelli che, entrambi ammoniti due volte, saranno automaticamente
squalificati.
Bettega non c’è più, nemmeno Benetti, Rossi e Zaccarelli sono i più vivi. Claudio Sala
gira a vuoto, tanto che, nello spogliatoio a fine partita, ci saranno discussioni non
molto serene sulla strana sostituzione di Causio. Come noi in tribuna, sembra che i
giocatori non credano più di poter invertire il risultato e, forse, nemmeno di
conservarlo. Il campo è sempre più degli olandesi e Neeskens ritorna il grande
mediano d’attacco di Monaco ’74 e del Barcellona.

Ad un quarto d’ora dalla fine, il risultato. Su un tackle abbastanza innocente di Gentile
su Rensenbrink, Neeskens serve la relativa punizione per Haan. Dovreste vederlo da
vicino questo trentenne centrocampista, emigrato in Belgio, all’Anderlecht. Fa
impressione, e la fa anche a Zoff, sparandogli all’improvviso, da 30-35 metri, un
destro che nemmeno Polifemo avrebbe calciato, sibilo, palo e 2 a 1 senza remissione.
Il pugno di Haan si solleva verso il cielo come uno stantuffo. In questo tiro e in questo
gesto, possenti ed esplosivi entrambi, sta il simbolo finale della partita che avevamo
cominciato a vincere sull’agilità e che abbiamo finito per perdere nel gesto atletico.
Accettiamo la sentenza di una partita che ritenevo “impossibile” e che, per poter
essere vinta, doveva essere perfetta dal primo all’ultimo minuto.

LE PAGELLE del nostro inviato GIORGIO LAGO
Eccellenti Scirea e Gentile
Negativi Graziani e C. Sala

ZOFF 6 – Non c’è nemmeno soddisfazione a giocare una partita in queste condizioni.
Durante tutto il primo tempo, non ha praticamente toccato palla e, paradossalmente, la
stessa cosa gli è capitata nel secondo, nonostante due gol! Due gol entrati infatti in
rete senza opposizione. Il primo era una bordata assolutamente imprendibile da una
ventina di metri, nell’angolo destro di Zoff. Il secondo era una cannonata da 35 metri,
ha picchiato il palo alla sinistra di Zoff ed è entrata in rete. Nonostante l’angolazione
di quest’ultimo tiro, il gol mi ha lasciato un po’ perplesso: mi è parso che Zoff sia stato
un po’ sorpreso dalla decisione di Haan di battere a rete e che si sia slanciato per
intercettare soltanto all’ultimo minuto. Da quella distanza mi è parso insomma che il
nostro portiere abbia tardato nel riflesso di reazione.
CABRINI 6 – Ha marcato il meno celebre dei due gemelli van de Kerkhof, René, e
non ha potuto abbandonare molto la zona. Una volta che ha avuto l’occasione buona
in attacco, ha commesso un importante errore. Erano passati appena otto minuti di
partita quando, su lancio di Causio, Haan bucava del tutto, offrendo a Cabrini, sulla
sinistra, tutte le possibilità. Per inesperienza, Cabrini si è lasciato andare al più facile,
quella di tirare in porta nonostante la distanza un po’ proibitiva per il suo shoot. Al
centro aspettavano Bettega-Rossi in buonissima posizione e infatti tutti e due gli
hanno riservato un gesto di dispetto. Occasioni a parte, Cabrini si è barcamenato
abbastanza bene, ha sopperito all’urto di potenza e, soltanto verso la fine, si è fatto
ammonire dando segni di nervosismo.
CUCCUREDDU 7 – Bearzot ha accettato la sua richiesta di marcare Rensenbrink,
capocannoniere del campionato, autentico spauracchio nelle aree di rigore di tutta
Europa. Cuccureddu non ha sbagliato la marcatura e anzi, ha reso molto difficili i
movimenti di Rensenbrink che, stretto da vicino, si infastidisce non poco. Quando
l’olandese è riuscito, nonostante tutto, a farlo fuori, Cuccureddu è sempre stato
coperto bene da Scirea e, in un’occasione, è stato proprio Benetti a ristabilire a
opporre maldestramente il piede, appena fuori area, bloccando l’attaccante ma
facendosi anche fatalmente ammonire.
GENTILE 7,5: Stopper su Rep, del quale conosciamo la semplicità dell’azione, la
rapidità e, negli ultimi tempi, anche i notevoli progressi tecnici. Risultato? Rep ha
perso la tramontana nel sentirsi addosso lo stopper più di un vestito! Non a caso, ha
continuato a protestare con un arbitro nei suoi confronti fin troppo tollerante e, alla
lunga, la panchina olandese lo ha sostituito con van Kraay. Gentile si è opposto di
forza, con molta calma e, quando ha fiutato il pericolo, non si è sottratto a interventi
maligni, ma molto ben controllati, tali da non porsi contro l’attenzione dell’arbitro.

l’ammonizione:

SCIREA 7,5 – Se non erro nel controllare gli appunti, mi pare che soltanto una volta,
nel finale, gli olandesi siano riusciti, con un affondo di Neeskens, a porre un uomo
solo davanti al portiere. Per il resto, hanno abbondantemente usato del tiro da media e
lunga distanza, come dimostrano i due gol. Su questa situazione ha influito molto la
partita di Scirea, ottimo in area, dove con molta calma ha disimpegnato sempre con
tocchi eleganti. Soltanto una volta, ha stravolto l’esecuzione, provocando un corner un
po’ affannoso. Ma sono nei da contare sulle dita.
BENETTI 6 – Nonostante la compostezza con la quale ha cercato di manovrare
l’inizio di partita negli spazi dell’altro gemello olandese, Guglielmo van de Kerkhof,
Benetti ha dimostrato di essere un po’ in fase calante, come si era avvertito contro
l’Austria. Evidentemente, quella sensazione di fatica non era contingente. D’altra parte
si deve anche rammentare che Benetti ha ricevuto, verso la fine del primo tempo, un
brutto colpo tra ventre e stomaco, da Rep in recupero difensivo. Un intervento che è
costato l’ammonizione a Rep e che ha messo parecchio fuori giri un Benetti già non al
massimo della condizione. Gli è toccato poi la spiacevole sensazione di aver finito in
qualsiasi caso il mondiale quando, per un intervento non altrettanto duro su
Rensenbrink, ha ricevuto
la seconda del mondiale che fa
automaticamente scattare la squalifica.
CAUSIO 6,5 – È stato parecchio brillante nei primi dieci minuti di partita, quando
l’Italia ha avuto a disposizione una raffica di palle-gol. Lui stesso ne ha servita una,
poi sprecata da Cabrini, ed è stato protagonista di una bellissima perforazione
centrale, non conclusa per un errore di millimetri sul piede-gol di Rossi. Dopo questo
entusiasmante avvio, Causio ha parecchio rallentato l’azione, forse perché aveva
addosso un terzino duro come il ventiduenne Poortvliet e, anche, perché la partita non
gli consentiva assolutamente il suo schema preferito, cioè di far base su Bettega,
possibilmente di testa: contro quelle incredibili stanghe di olandesi, sul gioco alto ieri
non c’era assolutamente nulla da fare. Nel secondo tempo il posto di Causio è stato
prelevato da Claudio Sala.
TARDELLI 6,5 – Ho offerto un primo tempo molto buono, sfruttando anche il fatto
che il dt olandese, l’austriaco Happel, ha curiosamente tenuto a centrocampo Jansen
mentre ha sprecato in area di rigore su Rossi… Neeskens! Tardelli ne ha approfittato
per una partita molto disinvolta, pagando alla lunga. D’altra parte, in una squadra che
stava pian piano sprecando le ultime energie contro i superatleti olandesi, non si può
addossare ad un solo giocatore responsabilità collettive. Peccato che anche per lui,
come per Benetti, sia scattata l’ammonizione: essendo la seconda del Mondiale, pure
lui salta la finalina.
ROSSI 6,5 – La doppia marcatura, nel primo tempo con Neeskens, nel secondo tempo
con Jansen, dimostra che era questo il giocatore che preoccupava tatticamente
l’Olanda. Naturalmente Rossi si è trovato meglio nel primo tempo, avendo a
disposizione un avversario non agile e rapido come lui. Per una serie di circostanze, a
volte errori minimi nell’ultimo tocco, Rossi non è riuscito a piazzare il suo guizzo e ad
andare in gol. Ce l’ha fatta soltanto dopo circa un’ora di partita con uno stop davanti al
portiere e tocco secco, ma il segnalinee ha fermato il fuorigioco. Rossi non ne era
convinto ed è francamente difficile giudicare quando gli olandesi scattano
repentinamente in avanti. Molto spesso è questione di frazione di secondo e non è
facile decidere per il segnalinee, figuriamoci per gli spettatori in tribuna e per i
giocatori. Nel secondo tempo Rossi è stato marcato molto più strettamente e più
adeguatamente, soffrendo di più in tackle. Non si è però dato mai per vinto e, sullo
scatto lungo o breve, si è nel limite delle possibilità reso sempre disponibile. Ma era il
meccanismo di squadra che ormai batteva in testa.

ZACCARELLI 6 – Ha sopportato stoicamente quanto Benetti un brutto calcio
(nemmeno ammonito!) del terzino Poortvliet. Fresco come è atleticamente per un
campionato di tutto riposo, alla lunga, in una partita calante per l’Italia, ha cercato di
portarsi in avanti e di sfruttare le sue energie nei pareggi di un Bettega ormai spento.
Purtroppo non è bastato ma le sua onesta partita, senza grossi scadimenti e senza
grandi acuti, Zaccarelli l’ha sempre condotta, anche quando zoppicava vistosamente.
BETTEGA 6 – A stretto rigore, tenuto conto di tutto l’arco della partita, forse è
sembrato il più provato dall’attacco italiano. Non dimenticherei tuttavia che,
nonostante sia un’autorete, il gol dell’Italia se l’è costruito quasi da solo. Inoltre ha
subito pesanti scontri che hanno contribuito a far risaltare la sua precaria resistenza
fisica. Si è dato molto da fare, ha tentato anche recuperi utili a centrocampo, ma
inutilmente ha tentato il triangolo-gol: per riuscirci aveva bisogno di una freschezza
che non ha più, mentre sul gioco aereo aveva avversari tutti specialisti, sia per
tradizione che per statura: bastava guardare Brandts, rosso di pelo e duro da morire,
autore di un’autorete e di un gol riparatore per l’Olanda.
CLAUDIO SALA 5 – Tocca palla dopo qualche minuto e provoca una punizione. In
tribuna si aspetta sempre dal “poeta” del Torino il lampo-dribbling risolutore, ma
onestamente è difficile entrare in una partita tanto importante quando il Mundial sta
per finire. Bisogna avere doti di elasticità mentale e di concentrazione non
indifferenti: e Claudio Sala passa semmai per un tipo estroso, imprevedibile, non per
un giocatore che puoi caricare a tempo come un orologio.
GRAZIANI 5,5 – Circa un quarto d’ora, nel tentativo di rimediare il risultato dopo il
gol vincente di Haan. Ha sostituito Benetti e si è portato a fare il centravanti in coppia
con Bettega, con Rossi arretrato. Ma non è servito più a nulla, nemmeno quest’ultima
risorsa tattica. Il secondo tempo degli olandesi è stato infatti di una superiorità netta e
collettiva, alla quale nemmeno Graziani poteva opporre rimedio.