1973 novembre 13 Dove nasce il “complesso”?

1973 novembre 13 – Dove nasce il “complesso”?
Il David (italiano) conto il Golia (inglese)

Nonostante l’adesione al Mercato Comune, l’Inghilterra resta in
tutti i sensi un’isola. Football alla mano, ce lo ricorda in questi
giorni soprattutto una differenza: sabato scorso, il campionato
inglese non si è fermato; ieri il campionato italiano ha appeso ai
cancelli il cartello: “Chiuso per turno di riposo, la Nazionale si
prepara”.
Abituato a un precoce impatto con la vita a non rifiutare l’ostacolo
(e, dunque, a non ritrarre caviglie), Gigi Riva ha raccomandato: “A
Wembley non bisogna aver paura”. Sembra facile, detto da Riva.
Ma sarà difficile, come e più di sempre, perché sono le strutture
prima dei giocatori a patire complesso di inferiorità nei confronti
degli inglesi. 76 ore e 30 minuti di pausa, dal campionato alla
partita di domani, non sono infatti ritenute sufficienti, nemmeno in
novembre, a rimettere in funzione i muscoli mediterranei dei nostri
calciatori.
Chi giocherà a Londra non potrà non avvertire questo marchio di
fabbrica: come riconoscere che loro sono più atleti; hanno più
forza; sono di un’altra razza. Come dire anche che, all’atto di
nascita, messi a giocare italiani e inglesi con le sole qualità di
mamma, perderemmo sempre noi, nei secoli. Come dire infine
che, se pur tuttavia possiamo persino batterli, è perché nonostante
mamme meno brave, riusciamo a pareggiare il conto con le cose
imparate, cioè tecnica e tattica.
L’etnos anglosassone contro l’intuizione latina: due modi di
esistere e di realizzarsi. Perché mai il complesso d’inferiorità può
allora tormentare il David (italiano) che si fa Golia (inglese) non per
sussidio fisico ma per surplus d’astuzia? Questo è il vero
paradosso, attuale anche mercoledì, a Wembley.