2001 Febbraio 10 La citazione

2001 Febbraio 10 – La citazione

Truman Capote da “Colore locale”, Garzanti, 1954.

“Era bene che fossi venuto in Europa, se non altro perché potevo guardare ancora con meraviglia.
Oltre una certa età o un certo grado di saggezza è molto difficile guardare con meraviglia; lo si fa
meglio da bambini; dopo, se si è fortunati, si riesce a trovare un ponte di fanciullezza e si passa su
quello. Venire in Europa era qualcosa di simile. Era un ponte di fanciullezza, un ponte che attraverso
mari e foreste mi portava direttamente ai più lontani paesaggi della mia immaginazione.

Una corsa pazza in autobus ci aveva portato quel giorno da Venezia a Sirmione, un villaggio
incantevole, minuscolo, sulla punta di una penisola che si protende nel lago di Garda, il più azzurro,
il più triste, il più silenzioso, il più bello dei laghi italiani.

A Venezia mi sentivo perfettamente felice, tranne che, beninteso, per l’incredibile rumore; non il
rumore solito di una città, ma l’incessante ronzio di voci umane, di remi che si tuffano, di piedi in
movimento. Venne una volta suggerito a Oscar Wilde di andare là a ritirarsi dal mondo. “E diventare
un monumento per i turisti?” domandò lui.

Ma era un consiglio eccellente, e altri che non erano Oscar l’hanno seguito: nei palazzi sul Canal
Grande vi sono colonie di stranieri che non si mostrano in pubblico da decenni. La più strana di queste
persone era una contessa svedese, i cui domestici andavano a comperare la frutta in una gondola nera
adorna di campanelli d’argento: il loro tintinnio produceva una musica aerea, ma inquietante…

Ma evitare qualcuno a Venezia è come giocare a rimpiattino in un appartamento di una sola stanza,
perché mai città fu costruita con maggior compattezza. E’ come un museo con note carnevalesche,
un vasto palazzo che sembra non avere porte, un palazzo con tutte le stanze comunicanti, una che dà
nell’altra. Più e più volte in un giorno le medesime facce si ripetono come preposizioni in un lungo
periodo.