1996 aprile 26 Un pugno contro la storia

1996 aprile 26 Un pugno contro la storia

L’unico, tra gli uomini politici conosciuti di persona, che mi emozionò tre anni fa a Venezia durante
un ricevimento a casa Ligabue.
Quando mi presentarono a Mikhail Gorbaciov, nella stretta di mano avvertii una sensazione strana,
come se toccassi fisicamente la Storia, quella maiuscola, nonostante la vernice ancora fresca di
cronaca. Più che salutarlo, mi pareva di doverlo ringraziare: se l’Europa dei nostri figli aveva
abbattuto i Muri, calmierato gli arsenali, risuscitato dal fondo della paura nucleare quella vecchia,
cara idea di una certa Europa, dall’Atlantico agli Urali come piaceva a De Gaulle, lo doveva
certamente ad un lungo processo e molteplici fattori, ma anche a quell’uomo coraggioso.
Giovanni Spadolini notò, durante un’altra visita in Italia – nel 1998 – che Gorbaciov aveva citato una
frase di Francesco Guicciardini. Questa: “Grandissima bontà, cui vicino tutte le altre si offuscano, è
quella di non danneggiare nessuno e per quanto possibile aiutare ciascuno”.
Ho ripensato a questo pezzo di Storia e a questa razza d’uomo quando a Omsk, in Siberia, un giovane
alto e grosso ha sferrato un pugno in faccia a Gorbaciov, impegnato come candidato senza speranza
alla presidenza della Russia. Nato nel 1967, diplomato a una scuola tecnica, disoccupato, Mikhail
Malkov ha urlato: “ E’ stato per colpa della sue riforme che mi sono ridotto così”.
Non esiste figura più tragica del potere. Lo statista che per salvare il suo Paese è costretto a svuotarlo
del suo fondamento, 70 anni di comunismo; l’uomo che dal Cremlino accende un incendio che finirà
col bruciare la sua leader-ship; l’uomo che piega l’idea di potenza a quella di riforma, finendo con il
pagarne il delitto agli occhi dei “sovietici”, specie politica estinta con lui. Quel pugno a Gorbaciov
segna un destino beffardo: un pugno, il pugno chiuso della simbologia proletaria, il pugno chiuso del
socialismo anarchico che vince ogni catena.
E’impossibile immaginare in quali pozzi di amarezza debba sprofondare a volte l’esperienza umana
di chi fa la Storia. Esperienza l’una diversa dall’altra, non cumulabili, eppure non è un azzardo
ricollegare Gorbaciov a Walesa, allo stesso Dubcek, protagonisti di tutte le primavere dell’Est, eroi
dentro la grande piena di un fiume troppo grande per essere navigato fino alla foce.