1995 dicembre 11 D’Alema non indurci al pettegolezzo canaglia

1995 dicembre 11 D’Alema non indurci al pettegolezzo canaglia

Ho pensato a Massimo D’Alema ieri. A prima vista la cosa può sembrare preoccupante: se uno
trascorre la domenica con il pensiero lì, deve proprio andargli tutto storto…
Scherzi a parte, è stata la neonata trasmissione di Funari a farmi riflettere su alcune cose dette in
settimana dal segretario del Pds a proposito di giornali. Secondo D’Alema, sarebbe “un segno di
civiltà” lasciarli in edicola perché fanno un’informazione “pettegola, furbesca, superficiale”,
insomma un covo di “canaglie” che va punito preferendogli la telecamera. La tv è buona, il quotidiano
cattivo, così parlò.
Cosa ha fatto Funari? Si è portato nel suo studio di Napoli un Parlamento in sedicesimo, una
rappresentanza minuziosamente contabilizzata di tutte le forze politiche, a 360 gradi cercando di far
capire ai telespettatori perché la legge Finanziaria assomiglia al gioco delle tre carte e perché, mentre
i politici spergiurano di badare soltanto all’”interesse del Paese”, i cittadini hanno il fondato sospetto
che si facciano gli affari loro.
Trascuro le mie impressioni perché trovo più interessante sintetizzare quelle esternate dagli spettatori
e dagli osservatori presenti in studio. Le enumero fedelmente.

1) Quei politici non discutono su scelte diverse, si rinfacciano reciproche menzogne.
2) Non riescono a spiegarsi e a spiegare, tanto da far confessare a chi li ascolta di non aver capito

nulla.

3) Non convengono nemmeno sul fatto che la Finanziaria sia necessaria al Paese.
4) Sono a tal punto…affidabili da far ipotizzare da parte di uno degli stessi leader, che forse la
stragrande maggioranza dei politici presenti non sapeva nemmeno che cosa fosse una
…Finanziaria!

Questo per dire che non dipende dallo strumento – Tv o giornali – se il cosiddetto “teatrino” tiene
aperto il sipario. Chiunque ne dia conto, compresi i quotidiani stranieri, non può che registrare una
fase cabarettistica della politica, frutto anche delle ultime insensatezze della prima Repubblica. Basti
pensare che democristiana è la legge elettorale vigente e che nel teatrino le comparse tolgono ora la
scena ai protagonisti con il trionfo dei cespugli, quasi tutti residuati bellici della Dc e del Psi.
Con questo non voglio dire che i giornali non ci mettano anche del proprio, ma non per le ragioni che
indica D’Alema. Semmai per il contrario, cioè perché fanno il verso alla televisione, la scimmiottano,
ne amplificano anche gli sternuti e i gargarismi, contribuiscono a frullare parole che dovrebbero
evaporare ancor prima di depositarsi in pagina.
Ma poi che senso ha dire “la tv” o “i giornali” senza precisare? Non esistono “la tv” e “ i giornali”,
esistono quel telegiornale, quella testata, quel conduttore, quell’editorialista, quel cronista.
Lucia Annunziata, che giudico ad esempio la più brava, risponde di sé non della “tv”. Così tra giornali,
ciascuno per sé…
E’molto deludente che il presunto neo-liberale D’Alema generalizzi con toni da purga staliniana. Ed
è curioso che il fastidio esistenziale per questa scocciatura della stampa si sia manifestato in lui
soprattutto da quando i titoli si sono occupati del suo affitto (di casa) e dei finanziamenti (a Botteghe
Oscure).
Ma questo è un pettegolezzo da canaglia. Mi autodenuncio.