1994 luglio 13 Libertà? bisogna volerla

1994 luglio 13 – Libertà? Bisogna volerla

Che ci siano dei rischi per l’informazione non deve far dimenticare che il peggio è passato, una Rai
ferocemente di partito, la Fininvest tenuta a balia da Craxi, tante televisioni locali prostituite al ras di
turno, quotidiani d’ogni risma: di Stato, di partito, confessionali, in mano a banche di partito, devoti alla
P2, legati alla finanza più dei Bot e dei Cct, megafoni di interessi forti, figli di un’oligarchia che con il
potere ha sempre fatto soltanto affari. Il capitalismo all’italiana predica l’etica d’impresa e si appella ad
ogni piè sospinto alla libertà del mercato, ma ha l’istinto del club esclusivo, è tendenzialmente
monopolista. Lo è anche nei confronti dell’informazione, considerata “di servizio” quanto una colf. Se
Gardini giudicava i giornalisti “cani da riporto” una qualche ragione ci dovrà pur essere. E precede
l’avvento di Silvio Berlusconi. È verissimo che Indro Montanelli ha fondato la “Voce” per sottrarsi al
Cavaliere, ma è altrettanto vero che vent’anni prima si sentì obbligato a fare la stessa cosa con il
“Giornale” per sfuggire al miglior salotto dell’editoria milanese e italiana, così elegante e progressista a
parole. I fatti sono sempre fatti. Che la riforma della Rai sia affidata al proprietario della Fininvest non
rappresenta certo un progresso. Che la stessa legge contro le concentrazioni dipenda dal governo che,
politicamente o aziendalmente, controlla tanto la Rai quanto la Fininvest, è una situazione da prendere
con tutte le molle del caso. Quindi, riflettiamo pure sui pericoli per l’informazione, purché a tutto campo,
senza oasi di favore. Tra i pericoli vanno certamente annoverati anche quelli rappresentati da noi stessi,
giornalisti. Troppo spesso mostriamo gli stessi difetti dei politici senza pagare quanto loro; a volte siamo
o appariamo servi più sciocchi di quanto si aspetti da noi lo stesso Palazzo. Ha detto una cosa molto
giusta il segretario della Federazione della Stampa italiana, Giorgio Santerini, ricordando che
l’autonomia dell’informazione «è un fiume carsico che appare e scompare, che esiste da un’infinità di
tempo». Il vecchio sistema aveva fatto carte false per tenere sotto controllo il novanta per cento
dell’informazione; il nuovo è forse tentato di percorrere la stessa strada. Un vicolo senza uscita ieri come
oggi, a patto che anche il giornalismo italiano completi la sua rivoluzione culturale. Il nostro mestiere
non è quello di fare i demiurghi né i messia né i Narcisi con l’ambizione di guidare sia il Palazzo che la
Piazza. La nostra bussola non può che essere il lettore, l’opinione pubblica, il cittadino cui mettere a
disposizione uno strumento di controllo. Il Quarto Potere, come viene chiamata l’informazione, non per
aggregarsi ai poteri costituzionali, ma per funzionare costantemente da difensore civico. Soltanto questa
di verificare, raccontare, analizzare, dar voce a chi non ne ha, è la funzione che merita di far parte
integrante della qualità di una democrazia. Berlusconi va marcato come Gentile marcava Maradona, ma
noi, del passato remoto o prossimo, non abbiamo la minima nostalgia. Spiacenti.

13 luglio 1994