1989 febbraio 14 Millenni e giorni

1989 febbraio 14 – Millenni e giorni

Non è una novità, ma va ribadita. Da qualunque parte la si consideri, Venezia non appare mai una
questione soltanto veneziana. Se la devi difendere dal mare, minimo minimo è un affare di Stato e un
esercizio di tecnologia da primi della classe; se vuoi disinquinare la sua laguna, non puoi che
coinvolgere tutto il retroterra veneto; se scandagli la possibilità di un’Esposizione Universale del 2000,
sei obbligato a diffonderla sul territorio dell’intero Nordest.
Del resto, non potrebbe risultare diverso il destino di un’area sottoposta a legge speciale, di una città
capoluogo di Regione, di un habitat che costruì un pezzo originalissimo di civiltà dell’uomo. (Nel
progetto degli architetti Emilio Ambasz e Antonio Foscari viene ripetuto un leit motiv molto
suggestivo: «Costruire miti che non lasciano rovine». Anche la cultura si obbliga a usare un linguaggio
speciale).
Su questo sfondo, così complesso, un referendum consultivo per tenere insieme o separare in due
Comuni Venezia e Mestre non vivono soltanto «in grande», di futuro e di maxiprogetti, di salvezze e di
ultime occasioni; sono città popolate come tutte di ordinaria quotidianità, di domande urgenti, di servizi
immediati, di insofferenze e di speranze legate ai giorni non ai millenni.
È questa Venezia, questa Mestre che vogliono discutere sull’integrazione e sulla diversità. Nessuno si
sarebbe mai posto il problema se il ceto politico avesse fatto prevenzione evitando di osservare dall’alto
in basso le perplessità, persino i disagi, della gente. Qualunque sia il risultato, il «no» e il «sì»
serviranno in ogni caso a vincere la disattenzione degli amministratori.
Il consiglio regionale (per quattro/quinti veneto… e per un quinto veneziano) può ma non deve impedire
alle «popolazioni» del Comune di Venezia di riflettere con un voto sulle sue peculiarità. Sarebbe uno
scippo istituzionale, e un errore.
febbraio 1989