1982 giugno 18 Italia per forza in contropiede

1982 giugno 18 – Italia per forza in contropiede
Il Perù fa sapere di voler vincere a tutti i costi e schiererà una squadra a 3 punte
Italia-Perù è una partita da manicomio perché doveva essere una cosa, sarà invece
un’altra e nessuno sa quale

Dall’inviato
VIGO – Bisogna che qualcosa cambi perché tutto rimanga uguale, raccomandava il
principe di Lampedusa. Bearzot non è un Gattopardo e mantiene tutto come prima. Il
Ct è uomo che ci mette anni prima di farsi un nuovo amico; crede nei quattro muri
ben piantati; le cose eccentriche gli procurano le vertigini. La squadra che ha
impaurito la Polonia sullo zero a zero sarà la stessa che oggi se la vedrà con il Perù,
nel secondo round azzurro.
Il mundial dell’Italia sta per svelarsi, mentre Vigo continua la sua vita. Da mattina a
sera i camion partono dal porto stracarichi di pesce, stipato in cassoni coperti di
ghiaccio frantumato. Sull’orizzonte della baia staziona immobile una flotta di curiose
piattaforme, per la riproduzione dei frutti di mare. Il cielo è mutevole; pioggia e sole.
Luci e nubi cambiano l’umore di gente che, appena se ne offre l’occasione, ci tiene a
precisare: «prima sono gallego poi spagnolo». Prima la Galizia, poi Madrid.
Italia-Perù di questo pomeriggio è una partita da manicomio, perché doveva essere
una cosa, sarà invece un’altra e nessuno sa quale. Il Perù era fino a pochi giorni fa
stimatissimo, presentandosi con una fusione d’oro: piedi da brasiliani, contropiede
all’europea. Dopo lo zero a zero col Camerun, nessuno sa più dire quanto valga il
vero Perù. Non lo sanno né Bearzot né Tim, l’anziano carioca che li alleva.
Di solito il Perù offende con due punte centrali, Uribe – Cubillas. Stavolta opterà
addirittura per tre uomini-gol: da destra a sinistra Barbadillo, Uribe e Cubillas, anche
se quest’ultimo sta notoriamente sulle scatole all’intera squadra.
Uribe e Barbadillo sono svelti di piede; sparano dentro senza tanto pensarci sopra.
Visto che manda in campo tre bomber, Tim è evidentemente sincero quando dice:
«Dopo lo zero a zero con gli africani, ci giochiamo tutto. Dobbiamo battere l’Italia».
Per batterla sceglie la pressione sui terzini italiani.
L’Italia non sa bene che pesci pigliare. Se batte il Perù, può prenotare subito il volo
per Barcellona; se pareggia, può limitarsi poi a sfruttare la differenza reti col
Camerun, sempre che i pezzi d’ebano giunti dall’equatore non riservino a Rossi la
stessa inesorabile «difesa a foresta» riservata giorni fa al peruviano Uribe.
Stretta tra la tentazione di provare a vincere e il calcolo di sfruttare un altro zero a
zero meglio d’una banda di usurai, l’Italia andrà psicologicamente sul sicuro.
Antognoni crede nel contropiede, Bearzot un po’ meno, mentre la stragrande
maggioranza dei giocatori fa il tifo per Machiavelli. Il fine giustifica i mezzi.
É una nazionale molto singolare. Contro il Perù pensa a un pareggio, ma in genere
Bearzot ritiene che i suoi giocatori non siano capaci di fare bunker . Nata in testa al Ct
per tenere l’iniziativa contro la Polonia, la stessa squadra dovrà funzionare per
contenere la presunta percussione del Perù.
La contraddizione è solo di facciata. Il fatto è che la nazionale di Bearzot è per sei
undicesimi juventina: 4 su 5 se si considerano i ruoli strettamente difensivi. Ebbene,
la Juve è la squadra che, non volendo rischiare di perdere lo scudetto in una sola
giornata, va a Firenze e impone il più strangolato 0-0 della sua storia recente. Uno
zero a zero da Heriberto Herrera anni ’60.
Trasportato in nazionale, questo pragmatismo si equilibra con la mentalità di Bearzot,
il tecnico italiano forse più disponibile alla suggestione europea del gioco a tutto
campo. Ciò spiega come, a poche ore dal Perù, la nazionale di un Ct offensività abbia

almeno a tavolino poche intenzioni di vincere e molte di fare zero a zero.
I peruviani non possono ragionevolmente essere quelli visti col Camerun. Saranno
certamente migliori. Quanto all’Italia, è difficile che migliori, rispetto alla partita con
la Polonia, anche se intravedo passo dietro passo una lenta, progressiva crescita di
Paolo Rossi.
Se non altro per la legge dei grandi numeri, prima o poi un gol dovrebbe saltar fuori.
In oltre 60 partite il rombante destro di Antognoni ha per esempio colpito soltanto sei
volte, una su dieci: possibile che si riveli sempre un proiettile vagante in tribuna? Me
lo chiedo perché, dovendo marcare un Barbadillo in calore, Cabrini non avrà il tempo
di sostituirsi in gol a lorsignori come fece lo scorso mese a Ginevra.
Nel mundial delle sorprese mi rifiuto di temere che gli azzurri si facciano cogliere di
sorpresa dal Perù! Chi sottovaluta è fregato. Fingendo che il Perù valga un Brasile,
l’Italia può vincere, anche perché quelli il Brasile non sono.
Adelante, Bearzot, con juicio.