1978 maggio 29 Il tacco-gol di Bettega esalta gli argentini

1978 maggio 29 – Il tacco-gol di Bettega esalta gli argentini
Rossi come Graziani nella giuria del premio letterario Campiello a Venezia

BUENOS AIRES – L’ultima amichevole s’è giocata su un terreno secco, con pallone
durissimo e vento. Già Benetti è, per natura, giocatore da calcio ruspante, figuriamoci
quando ci si mette l’ambiente a rendere precario il controllo della pelota. Una volta
che gli è scappato via un calcione in tribuna, Bearzot l’ha guardato sospiroso,
allargando sdegnato le braccia. “Romeo!” lo ha chiamato torcendo il labbro. Il Romeo,
ignaro dei poetici sottintesi legati al suo nome, ha replicato con un moccolo ruvido
quanto i bulloni. In dialetto veronese della bassa, ha poi spiegato che quel certo
rimbalzo avrebbe messo in difficoltà anche Pelé. E fu pace.

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C’è calcio ruspante e futebòl bailado, alla sudamericana, quel tipo di musicale pedata
che sola riesce a strappare gli applausi degli argentini. Perciò il colpo di tacco-gol di
Bettega ha fatto sensazione: dieci volte in moviola e cento volte fotografato sui
quotidiani domenicali.

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Il ruolo di ala destra della nazionale è tabù. Prima Causio, poi Claudio Sala, quindi
Rossi, fa capire il Ct, negando qualsiasi elasticità alla graduatoria. Causio è il
lanciatore di Bettega e questa è la sua più seria credenziale, di spalla.

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I giocatori si dividono in due categorie, sosteneva Vincenzino Feola, allenatore
stratega del grandissimo Brasile degli anni ’50: ci sono i giocatori indipendenti e
quelli dipendenti. I primi possono fare anche tutto da soli, i secondi hanno bisogno di
una ispirazione altrui. Per Feola, il più indipendente del mondo e di tutti i tempi era
Pelé. Riteneva indipendente in zona-gol anche Manfredini, ex-piedone della Roma.
Guardando alla nazionale di oggi, l’unico giocatore indipendente è a mio parere
Bettega.

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Benetti detesta le amichevoli. La sua tecnica è tanto approssimativa da non consentire
evasioni di tocco: lui, per produrre calcio, dev’essere sicuro che ne valga la pena,
sennò non si diverte. Per quanto greve, Benetti potrà contare soprattutto contro
l’Ungheria. Dopo averli bastonati con un 4 a 1 a Wembley, gli inglesi hanno infatti
avvertito che “gli ungheresi non sanno combattere e soffrono molto l’aggressività”. Il
piede di Romeo avverte già un maligno formicolio.

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Richiesto di un pronostico sul mondiale, Pelé ha dato quattro favoriti: Argentina,
Brasile, Italia e Germania. L’inserimento dell’Italia non si sa bene se faccia parte
dell’attualità o, piuttosto, dei ricordi messicani di “O rei”.

Fortuna che il piede destro di Antognoni ha ripreso a battere, sennò l’Italia si sarebbe
trovata sui calci di punizione assolutamente handicappata nei confronti della Francia.
Con la botta di Antognoni, almeno c’è la possibilità di reggere al sosfisticatissimo tiro
a segno di Platini da fermo.

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Ho attentamente osservato l’allenamento dei Francesi, all’Hindu Club, sul campetto
attiguo a quello degli italiani. La Francia si allena alla Helenio Herrera, puntando tutto
sul pallone. Anche la corsa, gli scatti, tutto con il pallone. Giocano molto, partitine su
partitine, l’unico modo per sfuggire alla noia.
Il mediano Bathenay rulla, ma sta ancora al sessanta per cento dopo l’incidente che lo
fermò per due mesi; Tresor s’allenava ieri con un’insistenza che, a dispetto dello
stiramento, potrebbe farlo esordire addirittura con l’Italia; Platini s’accoppia con
Bettega nel sembrare assai vicino al suo momento migliore.

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Paolo Rossi ha ricevuto dall’associazione industriali veneti l’invito a far parte della
giuria popolare del premio letterario Campiello. Leggerà i libri selezionati e voterà;
tra gli sportivi, l’invito è stato rivolto quest’anno a lui e a Riccardo Patrese. Negli anni
scorsi era toccato ad Italo Allodi, Sara Simeoni e Graziani… i due centravanti ora
sono veramente alla pari.

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Riferendosi alla partita giocata al “Boca”, Causio ha spiegato che “la squadra non
cala più nel secondo tempo, anzi cresce”. Tutto bene, ma ci voleva poco a crescere
dai valori di… Italia-Jugoslavia, a Roma.

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Tanta festa poco calcio, dicono i giornali argentini dopo aver visto in azione l’Italia,
prima della partita festeggiata dagli emigrati. La sintesi è molto efficace e va
sottoscritta anche se, bisogna riconoscerlo, questi giorni di vigilia mondiale sono un
po’ tutti una sagra degli orrori. La Spagna in Uruguay, l’Ungheria in Inghilterra, la
Francia con la Tunisia, l’Italia con la Jugoslavia, il Brasile contro una selezione a
Recife: non c’è anima che non abbia in qualche misura deluso.

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Soltanto dell’Argentina si sa poco o nulla. Non si fanno guardare e tengono un ritiro
rigidissimo. Il dt Menotti è duro e strafottente; più che preparare una squadra di calcio
per un mondiale, ha l’aria di eseguire un compito di fiducia al servizio della dittatura.
Menotti, M come militare.

Il capitano della nazionale brasiliana, Roberto Rivelino, non è ancora sicuro di poter
scendere in campo contro la Svezia il 3 giugno nella partita d’esordio ai campionati

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mondiali. Il centrocampista brasiliano è infatti ancora sofferente per un infortunio alla
caviglia, occorsigli durante la tournée in Europa e riacutizzatasi nell’incontro
amichevole con il Perù.