1999 Novembre 19 Socialisti

1999 Novembre 19 – Socialisti

E’tanta e grande la tradizione de socialismo italiano; è socialista il meglio dea sinistra. Anche
D’Alema lo sa.
E’ socialista il rosso della bandiera, come il fazzoletto o il garofano rosso di un secolo fa, come le
spighe, l’albero, i sole garibaldino dell’avvenire, la vanga, l’incudine, il martello.
Era un foglio operaio “Il Martello”. In un manifesto per la festa dei calderai a Trieste, nel 1906,
sono presi a simbolo la stretta di mano, gli arnesi della fabbrica, l’asta con la bandiera fiammante, la
“Giustizia” a stampatello alta sull’orizzonte. A cavallo tra ‘800 e’900, è il socialismo delle società
di mutuo soccorso, delle cooperative di consumo, delle mutue grandine, delle mutue scioperi, delle
donne che reggono il vessillo di “Ars et Labor”.
E’il socialismo della fratellanza e del primo Maggio,che nel tempo delle macchine sta dalla parte
del lavoro. E’il socialismo di Nenni, con il solo lusso di giocare a bocce e di passeggiare in
bicicletta.
Come una “religione”, fu detto. La religione della giustizia sociale, con una storia da incubo,
stritolata in mezzo da tutti gli “ismi” del Novecento, di destra e di sinistra. Una religione che, nel
nome della modernizzazione, si trovò alla fine separata dall’etica. Anzi, soprattutto da essa, per
rampantismo.
Nei giorni scorsi è morto a Venezia un vecchio socialista.
Prima di andarsene, ha voluto salutare i compagni di tanta strada comune, quella razza di socialisti
che considera l’impegno nella società il prolungamento della famiglia con altri mezzi. Esistono
ancora.
Nel cassetto del comodino, all’ospedale, i familiari hanno trovato la sua prima e la sua ultima
tessera di iscrizione al partito socialista. Le portava sempre con sé, la prima del 1946, ai tempi della
Costituente, l’ultima del 1981, ai tempi dell’apogeo craxista. Più tardi, aveva sentito tangentopoli
come l’estremo tradimento degli “ideali”.
La colpa storica de craxismo è di aver buttato via queste storie e queste bandiere, senza scusarsi mai
di nulla. Peggio dei conti correnti delle inchieste.
Una doppia latitanza, politica e penale, altro che esilio. Qui ha ragione Pannella: la sola strategia
dell’”amico” Craxi fu di assolvere tutti perché tutti correi.
Non fa testo il Craxi malato che rifiuta anche l’arresto domiciliare in ospedale. Fa testo il Craxi che
evitò l’arresto squagliandosela in Tunisia.
In Italia, lui vuole essere assolto, non curato, perché in Tunisia può essere curato, non assolto.
Dell’Italia Craxi riconosce gli ospedali, non i tribunali. I magistrati che ieri lo inquisirono erano
“comunisti estremisti”, i giudici di oggi sono “cinici o comici”. ‘uomo di Stato non vuole lo Stato
tra i piedi, e questa non è la questione umanitaria che deve valere per chiunque.
Quanta ipocrisia. 52 anni dopo, una disposizione “transitoria” impedisce ai discendenti di casa
Savoia di soggiornare in Italia: questo è “comico e cinico” nient’altro. Solo i Savoia restano in
esilio fuori tempo massimo.