1980 settembre 29 Per l’Inter la prima botta. Bertoni primo gol straniero

1980 settembre 29 – Per l’Inter la prima botta – Bertoni primo gol straniero

Dall’inviato
UDINE – Meno male che l’Inter ha perso a Como! I lettori di sicura fede nerazzurra
mi perdonino se sotengo che quell’1-0 assolutamente imprevisto impedirà al
campionato di farsi ben presto stucchevole, una litania di «bravo» all’amministratore
delegato Sandro Mazzola, una riserva di caccia per i coniugi Fraizzoli.
Dopo otto gol in due partite, dopo l’exploit di Altobelli come vice-Rossi in Nazionale,
questa sberla in faccia all’Inter ridà ispirazione a tutti. Psicologicamente parlando, più
ancora che in termini di classifica, l’Inter torna alla portata dei comuni mortali. Se
continuava a vincere dentro e fuori, a tutti gli altri non restava che reggere il moccolo.
Como non ha fatto da colonia lombarda; la provincia ha mille vite; a schedina del toto
non è mai scontata; il calcio prende interesse e la stessa Inter rammenta forse un
refrain da qualche mese scordato: e cioè che lo scudetto 1980 era, oltre che meritato,
un prestito agevolato dalla molle concorrenza padana, dalla Juve al Milan. Una
rinfrescata di memoria che eviterà all’Inter qualche iperbole di troppo, anche se
rimane la squadra più soda e attrezzata degli anni ’80.
In fondo, a guardare i risultati di ieri, il bilancio è persino paradossale: tra le
cosiddette «grandi», la più grande è parsa il Milan, non fosse che dovrà remare fino a
giugno prossimo in serie B. Battuta l’Inter, ingolfata la Juve, è stato il Milan a vincere
come se non fosse mai stato retrocesso: autorevole, tranquillo, come il «mal contento»
Giacomini Massimo di Udine città.
A proposito della quale, le cose mica si stanno mettendo bene, anzi. Per un pelo il
Perugia non ha vinto a un quarto d’ora dalla fine ma anche con il pareggio non è che
il bilancio dell’Udinese sia entusiasmante: due punti in tre partite, delle quali due in
casa, è andatura da retrocessione matematica in una classifica «normale».
Fortuna che la classifica normale non è, e quindi Bologna, Avellino e Perugia giocano
ad handicap. Ma basterà? É questo l’incredibile interrogativo che turba gli spettatori
paganti di Udine e che non entusiasma affatto i veneti, visto che con i grami 0-0 che
passano Vicenza e Verona, la prospettiva di un ritorno in serie A del Veneto è del
tutto remota e carica di oscuri presagi finanziari.
A Udine c’è qualcosa che non quadra, l’amministratore delegato Del Cin scommette
sulla assoluta salute economica della società e addirittura sostiene, caso unico in
Italia!, che si potrà assorbire in qualche anno il deficit. Ma Sanson, abituato ad
aziende meno avventurose del calcio, dice: «Io ho paura dei debiti».
Dietro questa affermazione non si nasconde una preoccupazione strettamente di
bilancio, visto che il passivo di due miliardi e mezzo circa è tra i più accettabili delle
SpA del calcio italiano. Il problema è un altro: l’Udinese come squadra non cresce; la
SpA comincia ad avere qualche fastidioso dubbio sull’avvenire tecnico e quindi teme
che gli sforzi finanziari finiscano vanificati, che non basti nemmeno incassare tre
miliardi fra abbonamento e incassi per guardare avanti con un minimo di
divertimento.
Ecco la parola proibita: divertimento! In questa repubblica di franchi tiratori e di
disaffezione a tutto, nemmeno una bella squadra di calcio provinciale riesce a
divertire.