1976 Dicembre 17 Davis, alle 12.30 tocca a Barazzutti

1976 Dicembre 17 – Davis / alle 12,30 tocca a Barazzutti

Ci siamo, oggi alle 12,30 Italia al servizio con Barazzutti. In questa coppa Davis abbiamo eliminato
i maestri australiani mentre gli Usa, nonostante i loro 31 milioni di tennisti, si sono perduti per
strada: alla finale di Santiago l’Italia arriva con le carte in regola, a pieno merito. Ora “deve”
vincerla e lo deve, oltre che per il maggior tasso tecnico, perché regalare l’insalatiera ai giocatori di
Pinochet finirebbe con innescare la fase più cattiva di una polemica che si trascina da mesi. Non
dimentichiamo che i nostri giocatori dovettero imbarcarsi a Fiumicino come dei ladri, mimetizzati
in un paio di auto della polizia. In un Paese che ha istituzionalizzato il disordine pubblico, non so
come andrebbe a finire al ritorno da una sconfitta: ai vari Panatta converrebbe svernare in Svizzera
in attesa di ricominciare a girare il mondo con i tornei della W.C.T., l’organizzazione texana che per
quattro mesi all’anno smuove un giro d’affari di circa 18 miliardi.

I primi due match sono tra Fillol e Barazzutti, tra Cornejo e Panatta. Nelle classifiche mondiali
Panatta è nono, Barazzutti ventunesimo, Fillol ventitreesimo, Cornejo novantunesimo. Panatta ha la
classe; Barazzutti viene per temperamento definito “Davis Man”, uomo da Davis. Se Panatta è
arrivato a Santiago come uno straccio, Barazzutti è indicato dai tecnici al meglio della forma dopo
una serie di allenamenti che lo hanno sempre visto molto centrato.

Dei cileni Filliol ha più talento, Cornejo più animus soprattutto quando respira i refoli che scendono
dalla cordillera. Per questo il pubblico ama più Cornejo che Fillol, un po’ come accade in Romania
tra Nastase e Tiriac. Due anni fa in Coppa Davis a Johannesburg ci fu una lite boia nella troupe
italiana perché un giornalista rimproverò a Panatta di avere un’”anima di cartone”: molta acqua è da
allora passata sotto le racchette e non credo che contro il toreante Cornejo, Panatta sarà un gigante
d’argilla, come toccò l’estate scorsa a Montreal al Meneghin del basket.

Pur sospirando ora che “va meglio”, Panatta si è sicuramente stressato dalla stagione. Ciò
nonostante, una occasione così per entrare nel Pantheon della Coppa Davis è davvero più unica che
rara, anche se Pietrangeli garantisce che, contando i primi quattro di ogni Paese, l’Italia ha la
squadra più omogenea del mondo. I giocatori che Panatta stima di più sono lo svedese Borg, per la
battuta, l’americano Connors, per la fulmineità dei colpi: speriamo che l’instabile ispirazione del
nostro campione si rifaccia al meglio della sua esperienza internazionale.

Quanto a quest’ultima virtù l’Italia può contare su una formidabile sedia: quella dove si piazzerà
Pietrangeli, che giocò ben 163 match di Coppa Davis. “ All’inizio di questa Coppa – confessa
Nicola – Bluffavo quando dicevo che l’avremmo vinta. Con il passare dei mesi, ci ho invece
creduto davvero e adesso siamo qui. Ho moglie e tre figli a Roma, voglio tornarci con l’odore di
champagne addosso”.

Per la precisione, l’enorme insalatiera d’argento ne può contenere 37 litri. Che ciucca se
funzioneranno queste nostre coccolatissime racchette, discusse in Italia più dei decreti delegati per
la scuola.